domenica 17 febbraio 2019

I due fili della sua esistenza

Le due grandi passioni di Massimo Mila furono la montagna e la musica. Critico musicale e autore di libri largamente apprezzato in Italia e all'estero, fu anche buon alpinista tanto da essere ammesso tra gli accademici del CAI, seppure per meriti culturali, come lui stesso ammise con la sua consueta autoironia.
Se scrisse moltissimo di musica per motivi professionali, scrisse anche molto di montagna. I suoi scritti furono raccolti, nel 1992, in un volume edito da Einaudi e ormai esaurito da lungo tempo. Alla fine dell'anno scorso, nel trentesimo anniversario della scomparsa di Mila, il CAI ha pubblicato I due fili della mia esistenza, volume che raccoglie i suoi scritti dedicati alla montagna. Il libro, che ora è disponibile nella nostra biblioteca, è diviso in due parti. La prima è dedicata alla cultura della montagna: quindi gli scritti raccontano delle motivazioni che ci spingono in montagna, dell'alpinismo come sintesi perfetta tra azione e conoscenza; due capitoli trattano di musica e letteratura di montagna. Non mancano gli scritti che testimoniano l'impegno civile. Mila ancora studente, nel 1929, scontò alcuni giorni di galera per aver sottoscritto una lettera di sostegno a Benedetto Croce, inviso al regime: quei giorni, durante i quali si trovò in compagnia degli intellettuali torinesi che condividevano la sua stessa sorte, sono raccontati  con leggerezza e ironia. Con lo stesso stile ricorda la fuga in montagna che seguì l'otto settembre. Ho letto con piacere questi racconti che non conoscevo in quanto non pubblicati sul volume di Einaudi mentre invece ricordavo bene le lettere scritte da Regina Coeli dove scontò, dal 1935 al 1940, una condanna per attività antifascista. In questo capitolo c'è anche il ricordo di Guido Rossa, autentico monumento all'alpinista e sindacalista ucciso dalle BR.  La prima parte si conclude con un Mila indignato con il CAI che, ancora nel 1966, non ammetteva le donne tra gli accademici, nonostante avessero tutti i requisiti richiesti.
Nella seconda parte si trovano, invece, i racconti delle ascensioni alpinistiche e sci-alpinistiche: tutte raccontate con autoironia e "antiretorica" benché fossero tutt'altro che irrilevanti. Mila è sempre affascinato dai grandi alpinisti, specie quelli che conosce e frequenta negli ambienti torinesi, con cui condivide alcune salite. L'ultimo capitolo è quindi dedicato ai protagonisti di grandi imprese da cui era stato particolarmente colpito. Il numero di racconti alpinistici è ridotto rispetto all'edizione Einaudi: è una scelta che condivido perché sono stati scelti i migliori ma anche perché si avverte un equilibrio tra la cultura della montagna, oggetto della prima parte, e l'azione della seconda, in modo che nessuna delle due sia prevalente rispetto all'altra.
Se posso trovare un difetto alla scelta operata dai curatori del volume è l'esclusione del bel racconto "Gli emigranti", scritto al ritorno da un'escursione in cui Mila e compagni incontrano e aiutano due sprovveduti provenienti dal mezzogiorno d'Italia che, con scarpe da città e una valigia di cartone, cercano di passare clandestinamente il confine con la Francia. Un racconto che, a settanta anni di distanza, è sempre drammaticamente attuale. Mi auguro che, operando questa scelta, il CAI non abbia dovuto pagar dazio al sentimento anti migranti che oggi prevale nel Paese.


domenica 27 gennaio 2019

Guido Rossa, un eroe operaio

Se avete letto il mio post della settimana scorsa, che potete comunque trovare qui sotto, sapete chi è stato Guido Rossa, o forse l'avete ricordato perché lo sapevate già da prima. Vi ho detto anche che la Biblioteca Nazionale del CAI lo ha commemorato nel quarantesimo anniversario della sua uccisione. Mi sembra opportuno farlo anche nella nostra sezione e ho chiesto quindi aiuto per reperire quanto più possibile materiale da rielaborare e condividere in una prossima serata. Ho telefonato alla Biblioteca Nazionale e devo dire che ne ho ricevuto un aiuto davvero significativo. Innanzi tutto la versione elettronica di un fascicolo di 28 pagine che il CAI ha stampato in un numero limitato di copie con scritti dello stesso Rossa, Enrico Camanni, Massimo Mila e Carlo Moriondo. Poi mi è stato segnalato il libro "Uccidete Guido Rossa" (che ho già provveduto a comprare) scritto da due giornalisti, Donatella Alfonso e Massimo Razzi, e appena pubblicato da Castelvecchi. Il sottotitolo recita: "Vita e morte dell'uomo che si oppose alle BR e cambiò il futuro dell'Italia"; è una frase ad effetto che serve a incuriosire i potenziali lettori e che potrebbe sembrare eccessiva. Però se avete visto la puntata di Passato e presente dello scorso 22 gennaio, su Rai Storia, curata da Paolo Mieli, vi siete resi conto che la frase non è così azzardata. In conclusione, Mieli sostiene che l'uccisione di Rossa, un operaio e un sindacalista, incrinò in maniera definitiva la saldatura tra BR e quella parte della classe operaia che le sosteneva. Nel finale della puntata Mieli ricorda la partecipazione di Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, ai funerali. Riprendo la citazione finale della trasmissione da Wikipedia.
<<Al funerale, cui partecipano 250 000 persone, presenzia il Presidente della Repubblica Sandro Pertini in un'atmosfera molto tesa. Dopo la cerimonia Pertini chiede di incontrare i “camalli” (gli scaricatori del porto di Genova). Racconta Antonio Ghirelli, all'epoca portavoce del Quirinale, che il Presidente era stato avvisato che in quell'ambiente c'era chi simpatizzava con le Brigate Rosse, ma che Pertini rispose che “proprio per quello li voleva incontrare”. Il Presidente entrò in un grande garage pieno di gente, “saltò letteralmente sulla pedana” e con voce ferma disse: “Non vi parla il Presidente della Repubblica, vi parla il compagno Pertini. Io le Brigate Rosse le ho conosciute: hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!”. Ci fu un momento di silenzio, poi un lungo applauso.>>
Chi è interessato può recuperare la puntata di "Passato e presente" su Raiplay.
Grazie all'interessamento della Biblioteca Nazionale, il CAI-UGET di Torino mi ha condiviso un documentario dal titolo "Guido Rossa, l'uomo che scalava le vette". Ci sono filmati di Rossa alpinista, interviste alla figlia Sabina, ad amici e colleghi, spezzoni di telegiornali d'epoca. Due passaggi mi sono sembrati oltremodo significativi: durante la spedizione in Nepal, Rossa rimane impressionato, più che dalla imponenza dei ghiacciai, dalla fame dell'Asia e matura la necessità del suo impegno sociale; poi, al momento in cui viene scoperto il "postino" delle BR, Rossa viene lasciato da solo quando bisogna verbalizzare la denuncia e per questo pagherà con la vita.
Il film mi ha tenuto incollato al computer: penso sia opportuno organizzare una proiezione in sede, arricchita dalle considerazioni personali di chi vorrà leggere il materiale che abbiamo a disposizione. Avremo bisogno della partecipazione di quanto più possibile soci, che vorranno intervenire o anche solamente ascoltare.

domenica 20 gennaio 2019

In memoria di Guido Rossa

Preparando la prossima serata e ragionando di montagna e di terrorismo non è possibile non incontrare il nome di Guido Rossa. Il bel libro "Di roccia, di neve, di piombo" di cui Rita ci parlerà venerdì 1 febbraio è dedicato all'alpinista e sindacalista assassinato dalle Brigate Rosse. Al di là delle notizie di cronaca ho approfondito la mia conoscenza di questo personaggio attraverso il libro "Il respiro delle montagne" di Paolo Paci e il ricordo di Guido Rossa scritto da Massimo Mila. Il primo libro è disponibile in biblioteca mentre a giorni ci arriverà la raccolta antologica degli scritti di Mila, curata dal CAI, dal titolo "I due fili della mia esistenza".
Lungo e importante è il curriculum alpinistico di Rossa, con molte salite di estrema difficoltà. Se non raggiunse i vertici dell'alpinismo del suo tempo fu dovuto al fatto che aveva cominciato a lavorare come operaio all'età di quattordici anni e poteva dedicare alla montagna soltanto le domeniche e venti giorni d'estate. Quando si accende in lui la passione sindacale e politica comincia ad andare in montagna sempre meno. In una famosa lettera che scrive all'amico Ottavio Bastrenta, Rossa parla dell'assoluta necessità di trovare "un valido interesse per l'esistenza, un interesse che si contrapponga a quello quasi inutile dell'andar sui sassi, un interesse che ci liberi dal vizio di quella droga che ci fa dimenticare di essere gli abitanti di un mondo colmo di soprusi e di ingiustizie, di un mondo dove un abitante su tre vive in uno stato di fame cronica. Per questo anche noi dobbiamo finalmente scendere giù in mezzo agli uomini e lottare con loro, allargare la nostra solidarietà che porti al raggiungimento di una maggiore giustizia sociale."
Guido Rossa denunciò l'infiltrazione brigatista nell'Italsider di Genova, dov'era rappresentante sindacale. Per questo motivo fu assassinato il 24 gennaio 1979. In questi giorni ricorre il quarantesimo anniversario: la Biblioteca Nazionale gli ha dedicato una conferenza con la partecipazione di sua figlia Sabina e di Enrico Camanni, uno dei più noti scrittori di montagna italiani contemporanei.
Nella nostra prossima serata avremo appena il tempo di accennare a Guido Rossa però mi riprometto di approfondire l'argomento con l'intenzione di organizzare una serata dedicata interamente alla sua figura e al suo impegno alpinistico e sociale. Non abbiamo certo i mezzi della Biblioteca Nazionale, però Alessandra Ravelli, che è la responsabile di quella importante istituzione del CAI, mi spedirà un fascicolo che il CAI ha fatto stampare per l'occasione, con scritti di Mila, Camanni e Moriondo e con la trascrizione integrale della famosa lettera di Rossa a Bastrenta. Con i libri che abbiamo, con questo materiale e con l'aiuto degli amici, penso che riusciremo a organizzare una serata interessante. Nel frattempo vi segnalo, martedì 22 gennaio alle ore 20.30 su RaiStoria, una puntata di Passato e presente, a cura di Paolo Mieli, dedicata alla figura di Guido Rossa.


domenica 2 dicembre 2018

Riflessi della Grande Guerra in Ciociaria

Cento anni fa finiva la Prima Guerra Mondiale. Molte sono state le rievocazioni che si sono succedute durante l'ultimo mese. Su suggerimento di Tonino, la nostra biblioteca ricorderà gli eventi di un secolo fa dal punto di vista della nostra terra, con la presentazione del libro Riflessi della Grande Guerra tra Ciociaria e Alta Terra di Lavorodi Costantino Jadecolastorico di Aquino, è ben conosciuto tra gli appassionati di storia locale e non solo. I suoi libri spaziano dalla vita di San Tommaso alla “strage dimenticata” di Vallerotonda, da Luigi Andreozzi, brigante di Pastena, alla storia centenaria della ferrovia Roccasecca - Avezzano. 
Vi lascio a un'anteprima dei temi trattati dal suo ultimo volume e vi do appuntamento a venerdì 14 dicembre alle ore 19,00 presso la nostra sede.

Ma cosa accadde, cento anni or sono o giù di lì, nell'attuale territorio della provincia di Frosinone, a quel tempo diviso tra la provincia di Caserta e quella di Roma, quando anche qui arrivarono i segnali di quella che poi sarebbe passata alla storia come la Grande Guerra?
Al di là delle prevedibili reazioni conseguenti la decisione dell’Italia di entrare in guerra, non può dimenticarsi che su una superficie non indifferente del territorio, cui si interessa il libro di Jadecola, a quel tempo erano ancora palpabili gli effetti del disastroso terremoto della Marsica (13 gennaio 1915) cosa, questa, che rendeva quei momenti ben più tragici di quanto di per sé già non fossero.
Infatti, per via di quella guerra, con gli uomini chiamati al fronte, i vari paesi colpiti dal sisma, che già stentavano a ritrovare quanto meno la parvenza di un accenno di normalità, venivano privati di una forza lavoro indispensabile visto che ancora si doveva porre mano alla riparazione dei molti fabbricati danneggiati ed alla ricostruzione di quelli distrutti.
Ma non solo questo. Infatti, un paio di settimane prima dell’entrata in guerra dell’Italia, giovedì 6 maggio, al polverificio di Fontana Liri c’era stata una violenta esplosione che aveva causato la morte di almeno nove persone ed un numero indefinito di feriti.
Tutto ciò mentre incombeva il reclutamento e negli uffici postali arrivavano a fasci le cartoline di precetto che imponevano a tutti i giovani abili alle armi di lasciare nel giro di qualche giorno la propria famiglia e la propria casa e raggiungere il distretto o il corpo assegnato.
Di essi, dei circa 14.000 giovani che erano partiti per il fronte dai circondari di Frosinone e di Sora, alla fine, quelli che non ce l’avrebbero fatta sarebbero stati poco meno della metà. Senza considerare poi, che, quando la tragedia bellica stava per concludersi, fu la volta di un altro evento catastrofico: la grande influenza, altrimenti nota come la “spagnola”, che fra il 1917 e il 1920 avrebbe ucciso decine di milioni di persone nel mondo ed anche qui da noi.
Questi, e naturalmente altri ancora, sono alcuni dei temi trattati in Riflessi della Grande Guerra tra Ciociaria e Alta Terra di Lavoro, il libro di Costantino Jadecola che, per la prima volta in assoluto, apre uno squarcio sulle drammatiche vicende che un centinaio di anni or sono, per via di quella guerra, tormentarono il territorio.

domenica 18 novembre 2018

Premio letterario Roberto Iannilli

Roberto Iannilli era il Presidente dell'Associazione Alpinisti del Gran Sasso quando un incidente sulla parete nordi di Monte Camicia pose fine alla sua esistenza terrena, insieme a quella del suo amico Luca D'Andrea. L'associazione decise allora di intitolare un premio letterario al suo presidente scomparso così tragicamente: è nato così il premio letterario Roberto Iannilli. Tema del concorso erano racconti reali o di fantasia legati a episodi o esperienze attinenti a figure di alpinisti, a riflessioni filosofiche, scientifiche o esistenziali relative all'alpinismo o all'attività svolte in montagna; consigliabile, ma non obbligatorio, un riferimento al Gran Sasso. 
Ho partecipato anche io al concorso.
Ora un libro dal titolo Trame Verticali raccoglie i migliori racconti, ordinati secondo la classifica stilata dalla giuria. Sfogliando le pagine potrete vedere come il mio racconto è stato valutato molto bene anche se non ho vinto alcun premio. Gli autori si sono orientati generalmente a raccontare salite di grande difficoltà alpinistiche. Non potendo fare altrettanto ho scelto una storia di fantasia. 
Non voglio e non posso dire di più, però riporto il commento che ho ricevuto da Angelo D'Agostini.

Caro Piero,
ho letto il tuo racconto “Salite e discese” recentemente pubblicato per l’editore “Il Lupo” e contenente i migliori lavori di un concorso letterario dedicato alla montagna abruzzese ed in particolare al Gran Sasso. Non avevo dubbi e non mi sbagliavo: è un racconto molto bello, ma vorrei provare ad argomentare questa mia opinione. Intanto, come ci hai abituato utilizzi sfondi diversi, la montagna o la bicicletta, per parlare d’altro e questo dà lo spessore letterario di una prosa che si discosta dalla semplice diaristica comprendente racconti di una escursione o di un viaggio. In quell'“Altro” c’è, secondo me, il tema che più ti spinge a scrivere: l’esercizio del ricordo che come istantanee si assiepano nella memoria riflettendo su ciò che è stato e sulla dolcezza della nostalgia. La montagna Abruzzese ne è la cornice, gradita complice di un particolare stato d’animo, ma il racconto potrebbe essere tranquillamente calato in un altro ambiente che per suggestione e potenza evocativa riesca a fissare ugualmente i momenti significativi della vita trasformati in ricordi. Una prosa non della quotidianità ma sulla quotidiana ricerca di stessi, elaborata attraverso la nostalgica rimembranza di un passato remoto o recente. D'altronde, le tue intenzioni le dichiari in apertura del racconto “Guardo una foto, mi torna sulla pelle il brivido di una sensazione mai dimenticata, un velo di nostalgia avvolge i miei pensieri…..”. Non manca, ovviamente, la vera essenza della nostra montagna, l’Appennino, con la sua solitudine e le sue presenze molto “particolari” estranee al turismo di massa Alpino. Una montagna, appunto, che induce a riflettere più sulla “provvisorietà dell’essere” che ad esaltare conquiste sportive. Mi son venuti in mente, leggendoti, alcuni racconti di Mario Tobino, autore purtroppo dimenticato.

domenica 28 ottobre 2018

Due classici tornano in libreria


Alcuni di voi ricorderanno la serata che, più o meno un anno fa, dedicammo a Massimo Mila: ripercorremmo la sua figura di musicologo e alpinista, senza trascurare il suo impegno politico e civile. Molte notizie sulla sua biografia e buona parte delle letture furono tratte dagli Scritti di montagna dello stesso Mila, pubblicati da Einaudi nel 1992. È un libro da tempo fuori catalogo che conservo gelosamente e che non mi sono sentito di regalare alla biblioteca del CAI. Sono stato tentato di farlo perché mi è sempre sembrato un testo importante per raccontare la cultura e l'alpinismo del Novecento però, con una punta di dispiacere, ha prevalso il sentimento di possesso. Il libro è rimasto nella libreria di casa mia. Per fortuna ci ha pensato il CAI a risolvere questo mio piccolo dilemma interiore. Sul numero di ottobre di Montagne 360, alle pagine 74 e 75, si dà ampio spazio a un nuovo libro, I due fili della mia esistenza edito dal CAI, che raccoglie gran parte degli scritti di montagna di Mila, arricchiti da materiale fotografico inedito. Non aggiungo altro se non che è un libro da comprare per la nostra biblioteca e vi rinvio alla lettura della rivista del CAI.

I libri alpinistici sono spesso ricchi di dettagli e informazioni sulle salite compiute ma altrettanto spesso hanno un livello letterario modesto; a volte però colgono in pieno la vicenda umana, al di là di ogni tecnicismo, e diventano romanzi avvincenti anche per i non addetti ai lavori. Uno dei più belli è, non solo a mio avviso, Freney 1961, di Marco Albino Ferrari. Si racconta la ben nota vicenda del tentativo di Bonatti al pilone centrale del Monte Bianco, insieme ai francesi guidati da Pierre Mazeaud. A pochi tiri dalla fine delle difficoltà le due cordate furono bloccate dal maltempo e costrette a bivaccare per quattro giorni, prima di cominciare una penosa ritirata che costò la vita a quattro alpinisti su sette. Ne seguirono roventi polemiche e pesantissime accuse a Bonatti, ritenuto responsabile della tragedia, accusato in patria e poi riabilitato dai francesi che, qualche anno più tardi, gli conferirono la Legion d'Onore "a un uomo coraggioso e generoso che non ha esitato a prendere tutti i rischi per soccorrere i compagni". Il libro di Ferrari è avvincente come un giallo e tiene il lettore incollato alla storia fin dalle prime pagine, anche se si sa fin dall'inizio come va a finire. Ne esistono diverse edizioni a partire dalla prima, del 1996, di Vivalda. In biblioteca ne abbiamo una copia, ripubblicata dal CAI nel 2016, nella collana Montagna Leggendaria. Qualcuno ricorderà che anche a questo libro dedicammo una serata, a cura di Arturo. Apprendo dal Venerdì di Repubblica del 19 ottobre scorso di una nuova edizione per Ponte alle Grazie, arricchita di qualche aggiornamento di non poco conto. Un punto chiave della difesa di Bonatti fu che le previsioni del tempo indicavano bello stabile quando, invece, si scatenò una tormenta che durò una settimana, nonostante si fosse a metà luglio. Ora è stato ritrovato un bollettino meteo della svizzera Radio Monteceneri che prevedeva, invece, da nuvoloso a molto nuvoloso. Questa nuova edizione potrebbe quindi riaprire polemiche mai completamente sopite.



giovedì 27 settembre 2018

Una pericolosa terrorista

Ci sono libri belli e meno belli; in maniera più o meno oggettiva possiamo dire che i libri ritenuti belli sono quelli che incontrano maggiori consensi tra i lettori. Comprendo che questa affermazione non trovi tutti d'accordo. Resta il fatto che un libro piaccia se è ben scritto, se la storia è avvincente, se i personaggi sono ben caratterizzati. Un libro però può piacere in modi diversi, ognuno lo filtrerà con la propria esperienza pregressa e con la propria sensibilità, ricavandone sensazioni differenti
Pochi mesi fa vi avevo parlato di “DI ROCCIA DI NEVE DI PIOMBO” di Andrea Nicolussi Golo, in un post che avevo intitolato "La montagna al tempo delle BR". L'argomento ha molto interessato Rita che ha letto, riletto e letto di nuovo questo libro che ha risvegliato in lei le emozioni indelebili di quell'epoca.
Lascio la parola a Rita.
 
Non sono  abituata a commentare libri o a scrivere per riviste o giornali. Amo i libri, amo la lettura, amo partecipare ad incontri culturali come quelli che organizziamo nella sede della biblioteca della nostra Sezione CAI. Mi fanno sentire viva e mi riempiono di compagnia e di entusiasmo.
Ho letto questo libro più volte ed ho cercato di capire perché mi ha attratta in maniera così forte. L’ho trovato molto bello perché scritto in modo originale ed  elegante. La prima lettura è stata veloce, era come se stessi leggendo un bel libro giallo e con ansia volevo arrivare a conoscere la fine della storia, ma questa curiosità non mi ha fatto cogliere la bellezza della scrittura e del racconto. Poi l’ho riletto una seconda volta e ancora una terza perché mi sono ritrovata interamente in questo libro. Le esperienze, gli ideali e le  speranze  dei protagonisti le ho vissute, in parte anch'io.
Gli ideali politici e il sogno rivoluzionario per cambiare il mondo mi hanno appartenuto per diversi anni della mia vita. Ho vissuto il sogno rivoluzionario ritrovandomi, con amici, molti fine settimana, in un paesino di montagna, Filettino, dove trascorrevamo intere notti a parlare, discutere, e sognare  la rivoluzione proletaria.
Ho vissuto per quaranta anni lavorando in fabbrica. Fedele ai miei ideali, non più rivoluzionari ma sicuramente socialisti  e proletari.
Negli anni settanta: le notti davanti ai cancelli, il volantinaggio, le assemblee di fabbrica,  i canti del lavoro e della protesta.
“La notte in fabbrica è ferita lacera sullo scorrere dei giorni”
LA MONTAGNA,  le prime arrampicate, gli incontri con persone che sono entrate per sempre a far parte della mia vita, le emozioni della conquista della vetta, ogni volta nuova e tutta da scoprire. La natura, la scoperta e la passione per i fiori di montagna, i canti alpini. Il desiderio di una vita di montagna, in montagna. La ribellione al sistema sociale distorto e ingiusto si è trasformato in amore sviscerato per la montagna simbolo di purezza, luogo lontano dalla città, dai fumi, dai veleni.
I protagonisti del libro li ho amati tutti insieme alla loro storia. In particolare Nives: Maria Santissima ad Nives, “corpo forte da donna di montagna e di fabbrica" .Con loro ho rivissuto tutti i sogni e le speranze  di riuscire a cambiare il mondo.  Ma come il corpo forte di Nives ”si scioglie e si confonde all'urina e agli escrementi”, così  i miei sogni. Ora sono in vetta e osservo amareggiata.
Grazie allo scrittore Andrea Nicolussi Golo per questo suo piccolo grande capolavoro.