venerdì 26 agosto 2022

Ecoansia, gli effetti psicologici del cambiamento climatico

L’estate che sta finendo è stata caratterizzata da eventi meteorologici molto preoccupanti, se non addirittura drammatici: la prolungata siccità, lunghi periodi di caldo oltre la norma con la conseguenza di incendi e vere e proprie tempeste. Ora non si può più pensare ai cambiamenti climatici come a eventi lontani nello spazio (ad esempio lo scioglimento dei ghiacci artici) o nel tempo (criticità che si manifesteranno fra decenni). E l’ambiente montano non è certo indenne da questi mutamenti, anzi ne subisce un impatto violento: basti pensare al crollo del ghiacciaio della Marmolada e alla chiusura della via francese al monte Bianco per analoghi rischi; quest’anno, per la prima volta, tutte le stazioni alpine dello sci estivo sono rimaste chiuse per mancanza di neve. Il danno che ne consegue è ambientale, di immagine, economico e, non ultimo, psicologico. Dice Gustav Thöni, indimenticato campione di sci: «Provo paura e rabbia ma prima ancora tristezza. Il mondo bianco che ho conosciuto da bambino scompare sotto i miei occhi […] rinascessi oggi la mia vita sarebbe peggiore e probabilmente non riuscirei più a vivere qui».
Vittorio Lingiardi, psichiatra, rileva come «il clima […] chiede la nostra attenzione. Vuole farci capire che l’equilibrio si è rotto. Un equilibrio che è anche tra psiche e natura.»; teme che «dopo il Covid pagheremo un prezzo psicologico alto anche al cambiamento climatico». L’articolo completo è disponibile qui ma è un contenuto a pagamento.

L’impatto del riscaldamento globale sulla sfera della salute, fisica ma soprattutto psicologica, è l’argomento di Ecoansia, di Matteo Innocenti, libro edito da Erickson (se ne parla sul numero di giugno di Montagne360, a pagina 5). L’autore, psichiatra anch’esso, si propone di trattare le conseguenze psicologiche dei cambiamenti climatici e le strategie personali atte a fronteggiarle; un ultimo capitolo tratta di tecniche specifiche, praticabili soltanto da addetti del settore. La lettura richiede concentrazione ma è piuttosto scorrevole, grazie anche ai numerosi esempi comprensibili a tutti: soltanto l’ultimo capitolo richiede un background professionale per una comprensione esauriente.
Il libro rileva come i cambiamenti climatici inducano effetti ansiogeni su una parte crescente di popolazione, soprattutto sui giovani che si vedono più vulnerabili alle mutazioni dell'ambiente in un prossimo futuro. Gli impatti sono di tipo diretto sui soggetti esposti in prima persona a fenomeni climatici estremi; non bisogna tuttavia trascurare gli effetti indiretti, dovuti a una divulgazione a carattere pessimistico e catastrofico. E qui il libro sottolinea l’importanza di una corretta comunicazione da parte dei media.
Il volume di Matteo Innocenti esamina poi gli effetti negativi sull’individuo e sulla collettività usando una serie di necessari neologismi: ecoansia, l’affanno per qualcosa di terribile che può accadere senza possibilità di controllo; solastalgia, la sofferenza che si prova per un ambiente naturale che va scomparendo; terrafurie, rabbia per le istituzioni cieche ai bisogni ambientali, fino all’ecoparalisi, quando si pensa che non ci sia più niente da fare e si abbandona qualsiasi comportamento pro-ambiente. Allora è più che mai necessario invertire questa tendenza e indurre nel singolo, così come nella collettività, emozioni positive come biofilia, cioè affiliazione alla natura, endemofilia, amore per il luogo natale, sumbofilia, amore per la cooperazione tra uomo e natura.
Il libro richiama anche il pensiero di Glenn Albrecht, filosofo, che spiega la necessità di virare dall’era dell’Antropocene, dove tutto ruota attorno all’attività umana, all’era del Simbiocene, caratterizzata dalla coesistenza simbiotica della vita umana con ogni altra forma di vita organica e l'ambiente ospitante.
Alla fine della lettura si percepisce bene quanto contribuire alla salvezza del pianeta è compito di tutti e la strada sarà indicata, oltre che dagli scienziati, anche da filosofi e psichiatri