domenica 30 maggio 2021

Molti nuovi titoli sui nostri scaffali

Molti nuovi libri sono arrivati o sono in arrivo nella nostra Biblioteca, anche grazie alla generosità dei nostri soci. Ne accenno brevemente per non eccedere nello spazio e abusare della vostra pazienza ma soprattutto perché non ho avuto il tempo di leggerli tutti.

Walter Bonatti, una vita libera: immagini, oggetti e memorie, a cura di Rossana Podestà. È un bel volume di grande formato, con molte immagini in cui il famoso alpinista è raccontato dalla sua compagna di vita. Questo libro è stato cortesemente donato alla biblioteca da Antonio Martino che ce lo ha presentato in una serata tenuta pochi mesi fa, purtroppo soltanto via web.

Innumerevoli sono le pubblicazioni sulla montagna più alta della Terra. Ora abbiamo in biblioteca anche Everest: una storia lunga 100 anni frutto della penna di Stefano Ardito, grazie alla donazione da parte di Nazzareno Massimiliani. Non è un libro squisitamente alpinistico come si potrebbe pensare ma racconta la storia e la geografia della montagna a partire dalle prime spedizioni conoscitive fino all’evoluzione di quelle moderne.

Sopra e sotto: storie di montagna è un volume di Hans Kammerlander, ormai datato di qualche anno. Qui il famoso alpinista sudtirolese, amico di Messner, non indugia sulle sue notevoli imprese ma piuttosto racconta con tono lieve le “scampagnate” con gli amici e i divertenti aneddoti che gli sono capitati

Erri De Luca è un autore ben conosciuto dagli appassionati di montagna ma non solo. In questo suo ultimo libro A grandezza naturale la montagna è appena accennata: attraverso racconti emblematici, l’autore indaga con acume nel complesso rapporto tra padri e figli. Un ringraziamento a Melina Biagi che ha donato questo volume alla biblioteca del CAI.

Paolo Rumiz è una firma molto nota di reportage di viaggio. Triestino, nella maturità si è innamorto dell’Appennino che come dice lui stesso “è diventata la mia seconda patria”. È oriente risale a quasi venti anni fa: il volume raccoglie scritti e impressioni dei suoi viaggi nei paesi dell’Est Europa. Ben più recente è invece Il filo infinito: la statua di San Benedetto che si trova a Norcia ispira a Rumiz una riflessione sull’importanza del messaggio benedettino nella costruzione delle radici cristiane dell’Europa, nel momento in cui il nostro continente è dilaniato da nazionalismi e populismi. L’inizio mi è sembrato davvero strepitoso per la sua lucidità: ora seguirò Rumiz nel suo viaggio attraverso i monasteri benedettini alla ricerca del filo che tiene unita l’Europa.

I molti che hanno conosciuto Paolo Cognetti per Le otto montagne ritroveranno ne Il ragazzo selvatico, suo romanzo d’esordio, il tema della vita in montagna come ricerca di quel qualcosa di sé stessi che la città non riesce a dare. Grazie a Nazzareno Massimiliani per il gentile omaggio.

Ilaria Tuti è stata ben apprezzata per il suo Fiore di roccia, storia delle portatrici carniche durante la Grande Guerra. Ora abbiamo in biblioteca il suo romanzo d’esordio Fiori sopra l’inferno. Siamo sempre in Carnia, ma in un paese immaginario ai giorni nostri: la piccola comunità locale è scossa da efferati delitti ed è immersa in un ambiente sempre più cupo. Toccherà al commissario Teresa Battaglia venirne a capo

Parete nord è un romanzo a fumetti o, per usare un termine contemporaneo, un graphic novel. Ne trovate una recensione sul numero di maggio di Montagne 360. Ancora un doveroso grazie a Nazzareno Massimiliani.

Sul numero di maggio di Montagne 360 trovate anche la recensione de La casa in montagna di Caroline Moorehead. Il racconto ruota attorno alle vicende di quattro donne, quattro partigiane, nella Torino sotto l’occupazione nazista: la figura di maggior spicco è Ada Gobetti, vedova di Piero. Una ricostruzione minuziosa degli avvenimenti e del contributo decisivo delle donne alla Resistenza. Tutti i particolari riportati scrupolosamente potranno interessare gli appassionati di quel periodo storico ma devo onestamente dire che hanno reso la mia lettura pesante. Lo dono volentieri alla biblioteca.


domenica 4 aprile 2021

Ristrutturare una baita in montagna e sfuggire al riscaldamento climatico

 Avrete notato, leggendo la stampa sociale, quanta attenzione il CAI riserva ai cambiamenti climatici e a una nuova economia delle valli alpine per incentivarne un ripopolamento: sono due temi collegati tra loro più di quanto non appaia a prima vista e ai quali Montagne 360 dedica molto spazio. Per questo motivo do il benvenuto a un nuovo libro di Luca Mercalli dal titolo Salire in montagna, uscito di recente per i tipi di Einaudi. Il sottotitolo chiarisce meglio le intenzioni dell’autore: prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale. Mercalli, personaggio noto anche per le sue apparizioni televisive, è meteorologo e quindi estremamente attento a ciò che accade nell’atmosfera; è torinese e quindi molto legato alle montagne così vicine al capoluogo piemontese. Il libro prende spunto dalle vicende, vissute in prima persona, dell’acquisto e ristrutturazione di un’antica baita in una borgata dell’alta val di Susa. Il filo della narrazione segue gli avvenimenti, come in un diario: però sono frequenti le divagazioni che restituiscono il senso più autentico della scelta di investire i risparmi di una vita nei lavori per riattare e rendere vivibile e confortevole quella casa montana. Mercalli ridisegna così una sua personale visione della montagna che non può prescindere dalla storia, dalla geografia e dalla natura dei luoghi; spiega le soluzione tecnologiche adottate e le mille trappole burocratiche in cui incappa nell’esecuzione dei lavori, discute le scelte della politica e delle amministrazioni locali in tema di recupero delle borgate di montagna, critica gli investimenti fatti in occasione delle Olimpiadi di Torino del 2006, oppone una visione contemplativa della montagna a una interessata esclusivamente alla performance fisica. Intravede la connessione alla rete come un’opportunità per riportare in montagna anche impiegati e professionisti che possono lavorare da remoto, oltre a contadini, allevatori e artigiani: con il grande vantaggio di sfuggire al clima sempre più caldo delle città di pianura. Sarà che ho letto il libro durante questa settimana di Pasqua caratterizzata da un caldo anomalo ed esagerato ma mi rallegravo ogni volta che nel diario si susseguivano giornate fresche e ventose.
Mercalli è perfettamente conscio che sono poche le persone che possono permettersi simili lavori di ristrutturazione però la sua esperienza recupera valori tradizionali da integrare con nuove tecnologie per definire una nuova forma di vita in montagna.

giovedì 18 marzo 2021

Autobiografia della neve

Autobiografia della neve di Daniele Zovi, edito da UTET, è un bel libro. Innanzi tutto, come oggetto fisico: ha una copertina rigida, una grafica accurata, bei disegni e foto particolari che rendono bene i colori e il silenzio della montagna invernale. Sono particolari non trascurabili per dare subito un’idea dei sentimenti che l’autore prova per la montagna e per la neve.

Zovi è nato sull’altopiano di Asiago ed è stato ufficiale della Forestale: è uno che conosce bene l’ambiente montano e di cui ne è innamorato. Il libro, come dice il titolo, racconta le esperienze di una vita durante la stagione invernale, quando la montagna è ricoperta di neve. Ogni capitolo è una storia a sé. Ci sono racconti emozionali: alcuni risalgono all’infanzia quando la neve era un gioco o all’adolescenza quando invitava alle esplorazioni; poi ci sono le sfide della gioventù, vissuta sotto le armi, fino alla meraviglia che ancora dura nell’età della maturità, al piacere del silenzio. Ci sono anche, però, interessanti divulgazioni scientifiche: come si formano i cristalli di neve o le pericolose valanghe oppure le tecniche che gli animali selvatici adottano per resistere alle rigide temperature invernali: tutto ciò che ha ispirato un uomo che nella neve c’è nato e ci ha vissuto. Ciò che non troverete mai è la folla e il chiasso di una stazione sciistica: il libro racconta la neve di altri tempi.

Quando si parla di Asiago e di neve è impossibile non incrociare Mario Rigoni Stern. Il “sergente” è citato più volte, appare anche di persona in un racconto. Ma non è tutto qui: il suo spirito aleggia in tanti racconti, quando l’autore racconta la vita delle contrade dell’altopiano dei Sette Comuni, nell’uso degli antichi termini della lingua cimbra, nella cura, direi quasi devozione, con cui sono descritti i boschi, gli animali, le piccole creature che popolano questa montagna incantata.

In tempi di forte preoccupazione per i cambiamenti climatici, il libro non poteva trascurare la riduzione delle precipitazioni nevose e il ritiro dei ghiacciai e le conseguenze che potrebbero diventare drammatiche in un prossimo futuro. Allora affiora una dolce nostalgia per gli inverni di una volta.

martedì 9 marzo 2021

Due nuovi libri di Simone Moro

La nostra biblioteca ha acquisito due nuovi libri di Simone Moro: I sogni non sono in discesa (cortese omaggio di Gabriele Montori) e Ho visto l'abisso. Lascio la parola ad Arturo Pellegrini che li ha letti e recensiti per noi.

Ritengo Simone Moro il più grande alpinista italiano del nostro tempo e uno dei più grandi a livello mondiale, inoltre la sua vena di scrittore lo pone, a parer mio, come degno erede di Bonatti e di Messner in quanto capace di essere come loro anche un sapiente e prolifico autore, capaci di raccontare e farci vivere le loro avventure ed il loro modo di concepire la vita e la passione alpinistica. Pensare che Simone, come ci narra, a scuola era considerato dagli insegnanti un incapace, addirittura un “dislessico”, un ragazzo distratto da tante occupazioni senza riuscire a emergere in nulla. Ed è stata questa la molla che l’ha fatto poi impegnare con infinita ostinazione per diventare il grande alpinista che è, il più forte al mondo nelle durissime scalate invernali. Ed anche un buono scrittore, lui che i professori tacciavano di scarso impegno e scarse capacità. Ora scrive libri in proprio, senza ausilio di altri, magari durante le soste ai campi base per maltempo o nelle pause tra una spedizione e l’altra, ed ha già scritto 11 libri molto apprezzati.

I sogni non sono in discesa racconta non una singola impresa, come in altri suoi titoli, ma ci fa conoscere quella che è stata la sua vita, il suo divenire da ragazzo alle prime esperienze montanare agli ultimi successi che hanno avuto eco in tutto il mondo alpinistico. Soprattutto è interessante conoscere le sue motivazioni, la sua filosofia di approccio alla montagna, gli allenamenti durissimi, la preferenza per spedizioni leggere, in stile alpino, con pochi compagni o anche da solo. Lo vediamo giovane climber su falesie e palestre di roccia, sulle prime montagne vere, le prime spedizioni himalayane, le esperienze su cascate di ghiaccio, la predilezione ed il passaggio all’alpinismo invernale. Lo seguiamo sul Lhotse, sul Fitz Roy in Patagonia dove sfiora la morte per un volo in discesa, ci racconta la grande amicizia con Anatolij Bukreev e l’angoscia per la sua scomparsa, le scalate col nuovo compagno Denis Urubko, il Cho Oyu, il Nanga Parbat, le esplorazioni con vie nuove al Baruntse, al Batura II, al Batokshi Peak, le salite in velocità con Hervè Barmasse, la traversata dell’Everest in solitaria, la nuova amicizia con Tamara Lunger e la prima invernale al Nanga Parbat, con la rinuncia di Tamara a poco dalla vetta per non sacrificare i suoi compagni. Una lettura che ci fa capire il personaggio meglio di altri suoi libri dedicati magari ad una impresa in particolare.

Ho visto l’abisso, suo ultimo libro, inizia col racconto del suo incidente all’attacco del Gasherbrum I nel Gennaio 2020: la caduta in un profondo crepaccio, salvato dalla compagna Tamara che resta ferita ad una mano per tenerlo con la corda e la conseguente rinuncia col rientro in Italia nel primo periodo del Coronavirus. L’inattività dovuta alla pandemia consente però a Simone di vivere finalmente un lungo periodo in compagnia del figlio Jonas di dieci anni. Di questo tenero rapporto ci parla in molte pagine alternate a riflessioni sulla sua vita di alpinista e ricordi del suo passato, ci racconta la sua tenacia nell’inseguire dei risultati imitando nella caparbietà il suo idolo Pietro Mennea, ci descrive avventure magari minori della sua carriera ma da cui sempre ha potuto trarre esperienze ed insegnamenti, come quando un edema lo bloccò sull’Everest, la rinuncia al Lhotse per salvare un giovane inglese, la gioia del suo compagno Mario Curnis 66enne quando giunsero insieme sulla vetta dell’Everest. Tanti momenti indimenticabili nella sua vita, ma anche tanti “abissi”, tanti momenti bui da superare lottando e ripartendo, come la valanga sull’Annapurna da cui è scampato per miracolo ma che gli ha portato via l’amico Anatolij, come il “tradimento” di Denis, compagno di tante dure scalate che lui sempre aveva trattato come un fratello.

Trapela dai suoi libri la personalità di Simone, il suo modo di essere semplice e genuino; leggendoli si ha la sensazione di conoscerlo e di diventare suoi amici, quasi fosse uno di noi, magari un po’ più tenace nell’inseguire certi obbiettivi e un po’ più bravo nell’andare per montagne.


martedì 19 gennaio 2021

Il Poirot della montagna

 

Sir Abercrombie Lewker è il personaggio creato dalla felice penna di Glyn Carr, prolifico scrittore inglese con una consolidata esperienza di montagna; i suoi romanzi gialli conoscono oggi una nuova popolarità, a distanza di svariati decenni, grazie all’editore Mulatero che li sta ripubblicando.

Sangue sul Monte Bianco è il secondo libro di Glyn Carr che abbiamo in biblioteca (dopo Assassinio sul Cervino, di cui potete trovare una recensione in questo blog scorrendo indietro fino allo scorso maggio). La vicenda si snoda secondo i canoni del classico giallo nella “camera chiusa”, nello stile di Agatha Christie per capirci: però non siamo sull’Orient Express bensì sulla via normale al Bianco dal versante di Chamonix. Sir Abercrombie è un attore shakespeariano ma anche esperto alpinista, durante la guerra ha lavorato nei servizi segreti di Sua Maestà britannica e ha sviluppato notevoli capacità investigative che lo rendono un brillante detective dilettante. Anche questa volta risolverà un caso intricato: un incidente che forse non è tale. Lo farà grazie alle sue conoscenze della montagna e alle acute deduzioni tratte dai labili e controversi indizi che avrà a disposizione.

È un giallo e altro non si può rivelare per non togliere il piacere della lettura. Lettura che scorre veloce e piacevole grazie a diversi fattori: sicuramente l’abile costruzione dell’intreccio ma anche la precisa e coinvolgente descrizione dell’ambiente di alta montagna che non ha nulla da invidiare alle narrazioni di affermati alpinisti. E non solo: la storia è raccontata in prima persona da un giornalista che si ritrova coinvolto in una cordata che sale al tetto d’Europa, attratto da una bella ragazza e non certo dalla passione alpinistica; la descrizione degli ambienti e dei paesaggi è filtrata quindi da una visione scevra di infatuazione per la montagna che la rende più realistica, mettendo in luce più i pericoli e i disagi che la spettacolarità degli scenari. Il libro scorre piacevolmente anche per la caratterizzazione dei personaggi che, seppure un po’ stereotipata, rende la lettura divertente. Gli inglesi sono sempre impassibili anche nei momenti più drammatici dell’avventura: sir Abercrombie non perde occasione per infilare nel discorso una citazione di Shakespeare, suscitando l'ironia di sua moglie; a sua volta, Missis Lewker è intenta a rammendare guanti e calzettoni mentre il colonnello si occupa della sua pipa, mai scalfiti dal trambusto generale. Invece gli americani hanno un carattere rude e aggressivo che li porta facilmente a comportamenti sopra le righe. I francesi sono approssimativi e passionali e soprattutto assolutamente incapaci di preparare un buon tè.

In conclusione, se vi piace la montagna e il mistero che si risolve grazie alla capacità di osservazione e alla finezza del ragionamento, questo è il libro per voi.

lunedì 11 gennaio 2021

Cammini e sentieri

Cammini e Sentieri è una collana edita in collaborazione con National Geographic. Ringrazio Nazzareno che ha collezionato gli otto volumi, ora a disposizione della nostra biblioteca. Qui di seguito trovate la sua recensione

Quando lo scorso aprile ho letto l’annuncio della pubblicazione mensile degli otto volumi della collana National Geographic "Cammini – Viaggiare a piedi in Italia e all’estero" ho pensato che il mio personale progetto di inaugurare il tempo della pensione con un lungo cammino sarebbe stato agevolato, nella scelta del percorso, dalla consultazione di quest’opera; non sapevo che tipo di opera ci si sarebbe potuto aspettare e, inoltre, l’annuncio dell’uscita del volume 1 dedicato al Cammino di Santiago un po’ mi aveva indotto a considerarla un’opera che poneva l’accento su un concetto di cammino inteso come pellegrinaggio: dunque con finalità pertinenti a una precisa sfera dell’identità personale. Ovviamente non ho nulla in contrario a questo tipo di finalità ma diciamo che, seppur camminerei ben volentieri lungo tali percorsi con chi ne ha, esse non sono precisamente le mie. Durante un lontanissimo viaggio in Portogallo, pochissimi anni dopo la Rivoluzione dei Garofani, incontrammo una lunghissima teoria di pellegrini che dal nord scendevano lungo la via nazionale per raggiungere il santuario di Fatima; al bivio successivo noi però andammo dritti per Lisbona... Superata però questa futile perplessità ho dato seguito all’acquisto di tutti i numeri della collana avendola trovata senz’altro interessante, d'accordo con la Commissione Biblioteca e con la Sezione, a beneficio delle nostre guide per l’organizzazione delle attività escursionistiche future. 
La collana, oltre a coadiuvarmi nella scelta del mio cammino da prossimo pensionato, costituisce un’opera che si coniuga benissimo con una delle principali ragioni sociali del CAI e cioè la conoscenza del territorio italiano, ricchissimo per varietà paesaggistica, naturalistica, artistica, percorrendolo con i piedi, il nostro mezzo di locomozione d’elezione e che sono le vere “radici” del bipede umano, radici mobili che da sempre lo sostengono e lo conducono all’incontro con l’altro e con l’altrove. I percorsi proposti incrociano tutta l’Italia comprese le isole e il nostro territorio, sono accompagnate da belle immagini e da note e riferimenti storici e culturali dei luoghi; ogni cammino ha una propria scheda tecnica con l’indicazione del chilometraggio, dell’andamento altimetrico e i tempi medi di percorrenza nonché di suggerimenti organizzativi per il loro svolgimento; non vi sono quelle logistiche relative al pernotto e alla ristorazione. La mia recensione termina qui con l’invito rivolto a tutti i soci di curiosare tra le pagine dei volumi e di seguirne profittevolmente i tanti suggerimenti escursionistici. Ah, dimenticavo, credo che il mio cammino lo farò lungo l’Appennino centrale. 
Buon cammino.

I titoli della collana:
Vol. 1 - I cammini di Santiago
Vol. 2 - Le vie Francigene e Romee
Vol. 3 - Le Alpi occidentali
Vol. 4 - Le Alpi centrali
Vol. 5 - Le Alpi orientali
Vol. 6 - L’Appennino settentrionale
Vol. 7 - L’Appennino centrale
Vol. 8 - L’Appennino meridionale e le Isole

domenica 27 dicembre 2020

Mia sconosciuta

Mia sconosciuta è l'ultimo libro di Marco Albino Ferrari. 
La fascetta riporta un commento di Paolo Cognetti senza mezze misure: "Dopo tanti libri dedicati alla montagna, questo, dedicato alla madre, è il più intimo e bello che abbia letto". 
Il più bel libro alpinistico è, a mio avviso, Freney 1961. La storia è nota e si sa come va a finire: ma, nonostante ciò, quel romanzo dello stesso Ferrari ti tiene inchiodato alla pagina come un giallo. 
Con queste due premesse mi sono accinto a leggere Mia sconosciuta. Devo dire che l'impressione finale che ne ho tratto non si discosta affatto dalle aspettative: mi è sembrato davvero bello.
L'autore ripercorre le vicende della vita di sua madre con lo sguardo affettuoso del figlio e, allo stesso tempo, con lo sguardo indagatore del giornalista che ricompone gli eventi attraverso lettere, diari, fotografie. Rosamaria Ferrari, protagonista assoluta del romanzo, è stata la figlia ribelle di una famiglia lombarda dell'alta borghesia, insofferente a qualsiasi regola e convenzione sociale; ciò l'ha portata a vivere conflitti, spesso interiorizzati, che non potevano esplodere nell'Italia conformista e bigotta del primo dopoguerra. Li ha risolti, o per lo meno mitigati, attraverso i suoi due grandi amori: la montagna e il suo unico figlio, nato al di fuori del matrimonio, convenzione che non avrebbe mai accettato.
Durante la lettura, spesso mi sono chiesto come e perché l'autore abbia trovato il desiderio e il coraggio di raccontare le tensioni e le contraddizioni della sua famiglia: non deve essere stato un lavoro facile riaprire la cassapanca dove si erano accumulati i ricordi della vita di sua madre e renderli pubblici. Forse è stato il tempo a stemperare certi sentimenti e permettere di parlarne. In ogni caso, ne è valsa certamente la pena. Il ritratto che ne viene fuori è intimo, dolce e commovente ma allo stesso tempo nitido e preciso nei momenti di sconforto e disperazione. È il ritratto di una donna che riesce a ritrovare la sua armonia interiore sui sentieri che salgono nei più remoti angoli del Monte Bianco: suo figlio, ancora bambino, la ascolta mentre lei gli spiega la bellezza della natura dell'alta montagna e quando si lascia andare a qualche confidenza. Riemergono allora i ricordi, mai sopiti, delle giornate vissute in quei luoghi durante la sua giovinezza: è allora che il romanzo si riempie di suggestioni per il lettore.