sabato 4 luglio 2020

La Montagna Sacra come limite etico

Il famigerato distanziamento sociale ci ha imposto severe costrizioni ma ci ha portato anche dei vantaggi. Alcuni sono stati effimeri: il traffico è tornato rapidamente a livelli pre-covid, con dispiacere della categoria dei ciclisti urbani a cui appartengo; altri si spera siano duraturi: l'uso dei sistemi di videoconferenza via web è cresciuto esponezialmente e ci ha aperto prospettive interessanti.
La Biblioteca Nazionale del CAI ha trasferito i suoi incontri del ciclo "Leggere le montagne" sul web, dando così la possibilità di partecipare senza muoversi da casa, vantaggio non da poco per chi non abita a Torino o dintorni.
Giovedì scorso abbiamo assistito (uso il plurale, non ero il solo di Frosinone) alla presentazione del libro I paesaggi delle Alpi di Annibale Salsa, past-president generale del CAI. La conversazione ha toccato molti temi, affrontati con una grande preparazione in molti campi non alpinistici quali storia, economia, giurisprudenza: non sarò qui a darvene conto per motivi di spazio ma anche perché mi risulterebbe difficile riassumerli. Vi riporto un concetto su cui l'autore si è soffermato: il senso del Limite. Salsa distingue tra un limite oggettivo e uno soggettivo. Nei secoli passati l'accesso e la vita in montagna erano fortemente condizionati dalla natura del terreno o dalle condizioni climatiche, limiti oggettivi; negli ultimi anni, grazie alla tecnica che ha portato strade, impianti di risalita, materiali sempre più sofisticati tutti quei limiti sono stati fortemente ridotti, se non del tutto annullati. Ora i limiti che ci possiamo porre sono limiti soggettivi, sarà l'etica a porre limiti all'azione dell'uomo.
Venerdì leggo una lettera, pubblicata sull'omonimo settimanale de La Repubblica, una lettera indirizzata a Michele Serra, inviata da Toni Farina che si definisce rappresentante delle associazioni di tutela ambientale dell'ente di gestione del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il lettore ci ricorda che fra due anni ricorrerà il centenario dell'istituzione di questa riserva e che "sarà l'occasione per riflettere sul ruolo dei parchi e non solo. Per riflettere sul futuro. Si parlerà di Limite.". Auspica infine che si istituisse, nel territorio protetto, "una Montagna Sacra, Sacra per tutte le genti e tutte le fedi. Dove homo sapiens, alpinista o meno, si impegna a non salire mai.". Sprona, infine, Michele Serra al ruolo di autorevole supporter di questa iniziativa. Inutile dire che il giornalista si dichiari immediatamente d'accordo con questa bellissima idea.
E' una coincidenza che a distanza di poche ore, in contesti diversi, sento parlare di Limite? è un caso che la nostra ultima serata ha trattato il tema delle montagne sacre? Non credo.
Nel 2022 si festeggeranno anche i cento anni del Parco d'Abruzzo, cui siamo legati da sentimenti e dalla vicinanza. Non sarebbe male che, anche in Abruzzo, una cima sia dichiarata Montagna Sacra "per tutte le genti e tutte le fedi".

sabato 30 maggio 2020

Assassinio sul Cervino

La nostra biblioteca si è arricchita di un bel giallo alpinistico. Lascio la parola a Federico che l'ha letto prima di me.

L’inglese Glyn Carr, pseudonimo di Franck Showell Styles, alpinista, esploratore e scrittore prolifico è l’autore di Assassinio sul Cervino.
Davvero un bel giallo che si legge senza la tensione del thriller e con il gusto di cercare d’individuare il colpevole prima della sua rivelazione.
Scritto nel 1951 ricalca molto lo stile e l’ambientazione british dei romanzi di Agata Christie: un omicidio è commesso da uno dei personaggi elencati ad inizio libro, come gli attori in una commedia. Ci sono più sospettati che nascondono tutti dei segreti che il detective scopre gradualmente rivelando i più clamorosi verso la fine.
Il protagonista della storia è Abercombie Lewker, brillante e originale attore shakespeariano dotato di senso di umorismo ed altrettanto intuito investigativo. È anche un detective privato, seppur dilettante, che ha lavorato nel corso della seconda guerra mondiale con il servizio segreto britannico.
Lewker però è soprattutto un grande alpinista.
In procinto di partire per le vacanze con destinazione Zermatt viene contattato dal suo ex capo dei servizi segreti che lo incarica di seguire Leon Jacot, già membro della Resistenza francese, che punta ora ad una carriera politica.
Anche quest’ultimo è un appassionato alpinista e anche lui è in partenza per Zermatt.
Jacot ha intenzione di scalare il Cervino a tempo di record ma qualcosa non va nel verso giusto e quando Lewker prova a raggiungerlo ne trova il corpo ai piedi della montagna, apparentemente precipitato durante la scalata.
Sembra una fatalità ma l’attore-detective arrivato sul luogo della tragedia scopre subito che non si tratta di un incidente ma di un omicidio. Jacot non è caduto come potrebbe sembrare, ma qualcuno lo ha ucciso con una sciarpa intorno al collo.
I sospettai sono molti: amici, nemici, accompagnatori e avversari politici, tutti presenti a Zermatt e tutti coinvolti nelle indagini.
Man mano gli indizi vengono scoperti. Le varie ipotesi e le ricostruzioni fatte da Lewker e da Herr Schultz, capo della polizia investigativa di Basilea, per arrivare alla soluzione del caso vengono descritte dettagliatamente, dando modo a chi legge di provare a cercare la soluzione del caso.
La descrizione dei luoghi, molto bella e accurata, denota la passione dell’autore per la montagna e la sua competenza.
Merita sicuramente un cenno la prefazione al libro. Scritta da Hervé Barmasse, s’intitola “Il Cervino, attore (non) protagonista”.
Barmasse evidenzia l’accuratezza delle descrizioni paesaggistiche ed alpinistiche e la descrizione degli usi e costumi della società del tempo, i luoghi e le montagne che gli escursionisti e gli alpinisti che si recano nella capitale svizzera dell’alpinismo frequentano.
Secondo il grande alpinista questo romanzo potrebbe essere inserito tra i capolavori della letteratura di montagna e quindi sicuramente nella libreria di chi ama leggere, di chi ama l’alpinismo e la montagna.
Non poteva mancare nella nostra biblioteca.



giovedì 2 aprile 2020

Le montagne di Fosco Maraini


Fosco Maraini è stato alpinista ma prima ancora etnologo e orientalista nonché scrittore. Prima del confinamento a casa, fortunatamente ho preso in biblioteca Farfalle e ghiacciai, antologia di scritti di Maraini, pubblicata da Hoepli nel 2019.
È una raccolta di racconti e articoli scritti per la Rivista del CAI. Sono stato spinto a questa lettura dalla fama del personaggio ma soprattutto da un suo racconto che avevo letto in passato: Quando salendo creavi il mondo. In questo brano Maraini descrive una salita al Gran Sasso negli anni ’30, in un mondo pastorale ancora primordiale; resta affascinato dalla solitudine e dallo sconfinato piano di Campo Imperatore che descrive come un altopiano del Tibet. In questo nuovo libro che ho appena letto, ho ritrovato quel senso di nostalgia per la montagna di una volta che costringeva a muoversi con una lentezza e una fatica oggi non più accettabili ma in un ambiente solitario e solenne che abbiamo irrimediabilmente perduto.
Maraini racconta le Alpi Apuane di cent’anni fa, abitate da pastori che non avevano mai visto la “civiltà”; una traversata in sci dalla Val Gardena a Cortina in tre giorni, per proseguire poi fino alla val Fiscalina, traversata che oggi si potrebbe fare comodamente in giornata usando gli impianti. Racconta del Sikkim, di un viaggio dalla foresta tropicale fino all'apparizione impressionante del Kangchenjunga e dell’incontro con le popolazioni locali; infine delle escursioni in sci in Giappone, nell’isola di Hokkaido. Nulla di alpinisticamente strepitoso ma una narrazione che trasmette un grande amore per la montagna, le sue suggestioni, le sue solitudini.

In attesa di riaprire la biblioteca ed eventualmente prestare il libro a chi interessa, vi suggerisco due spunti di lettura:
- il racconto: Quando salendo creavi il mondo lo trovate in rete cliccando qui;
- la descrizione di Fosco ad opera dell’alter-ego romanzesco di sua figlia Dacia, lo trovate di seguito.

Buona lettura e buona clausura

…la montagna è un destino di famiglia. Sua nonna descriveva foreste e giogaie persiane, suo padre si era arruolato tra gli alpini per poter stare vicino alle rocce boscose. Non ti ricordi quel mese di aprile / quel lungo treno che andava al confine/ e trasportava migliaia degli alpin…! Era il canto ritmato e dolce. Di un uomo che, nonostante i tanti amori e la famiglia numerosa, è sempre rimasto un solitario.
Come sono vivi quei ricordi di rifugi sepolti nella neve a cui si arrivava stanchi quando le cime si tingevano di rosso. Una stufa spenta, della legna bagnata, un pentolino in cui sciogliere un pugno di neve per gettarci dentro una minestra in polvere. Di notte il vento tirava fuori gli artigli e graffiava le finestre ghiacciate, la stufa fumava e lei tremava di freddo dentro il sacco a pelo. Ma suo padre era irremovibile:” Domani si raggiunge la cima più alta. Lì c’è un altro rifugio, chiamato della Madonna bambina. Dobbiamo arrivarci prima del tramonto. Basta partire alle sei”. “Ma alle sei è buio papà”. “E con questo? C’è ancora mezza luna, il riflesso della neve farà il resto.”
E infatti alle cinque erano già alzati a scaldarsi un poco di caffè in polvere dentro il pentolino pieno di neve. Un caffè che sapeva di minestra. Da mangiare c’erano solo biscotti duri come sassi. E per pranzo un pezzullo di formaggio e una mela.
Un uomo austero suo padre, ardimentoso, munito di un sorriso enigmatico. Aveva mai capito l’amore di quella figlia che, pur di stargli appresso affrontava i geli notturni, le scalate di ore e ore, la fame, le dormite sul pavimento di terra? Non era per niente sentimentale quel padre giovane e vigoroso. “Forza Cina, cammina più svelta sennò facciamo tardi e se il buio ci coglie stasera che non c’è la luna, finiamo dritti dentro un crepaccio.” E lei, con gli occhi pieni di vento, il naso gelato, i piedi indolenziti, gli correva appresso maledicendo la neve e i sentieri coperti di sassi.
(tratto da Colomba, di Dacia Maraini, ed. Rizzoli, 2004)





sabato 28 marzo 2020

Restate a casa, a guardare un film


A Natale dello scorso anno ebbi l'occasione di incontrare un collega che era andato in pensione mesi addietro. Durante lo scambio di auguri e chiacchiere, alla domanda come si trovasse da pensionato mi rispose con una frase che mi colpì: continuo a farmi la barba tutti i giorni. Voleva dire che non si era lasciato andare, che anche se non doveva uscire manteneva un'abitudine che denotava un'attenzione verso sé stesso. Ci ho ripensato in questi giorni di isolamento in cui ci mancano tante cose, non ultima la montagna. Ho continuato a radermi tutte le mattine anche quando non esco di casa, non rinuncio a fare qualcosa che tenga la testa impegnata in modo fattivo: leggere, scrivere, ascoltare la radio.
Ho qualche buona notizia per chi volesse tenere la testa impegnata e, al tempo stesso, sentire un odore di montagna, seppure soltanto virtuale. Stamattina ho partecipato a una web conference con il gruppo di BiblioCAI con l'idea di condividere in rete materiali di varia forma che riguardino in qualche modo la montagna. Da parte mia ho segnalato la bella selezione di contenuti audio operata da Nazzareno e di cui vi ho detto. In attesa che tutti i materiali vengano raccolti e riordinati vi posso intanto dare qualche spunto interessante.
Quest'anno non si terrà il tradizionale appuntamento del Film Festival di Trento. Ma se i festival si fermano ecco 100 titoli disponibili gratuitamente in rete, trovate la notizia cliccando qui. All'interno dell'articolo trovate tre film consigliati e la lista completa delle opere disponibili.
Vi giro un'altra segnalazione ricevuta e che mi sembra interessante: Ayas e la scomparsa della Krämerthal Questo documentario, realizzato nel 1997, ha ricevuto nel 2002 il "Premio Alessandro Valcanover per lo studio della montagna", conferito dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.  Ayas è l’alta valle dell’ Evançon, ai piedi del Monte Rosa; Krämerthal - ʺValle dei Mercantiʺ - è il nome dato dai cartografi svizzeri del XVI secolo ai territori a sud del Colle del Teodùlo, governati dai Conti di Challant. Lo trovate cliccando qui
Nella speranza di alleviarvi questo periodo di isolamento e di mancanza di montagna, vi lascio con l'augurio di rivederci presto.

domenica 22 marzo 2020

Restate a casa, ad ascoltare la radio


Restate a casa a leggere, quale altro invito potrei rivolgervi. Mi dispiace enormemente aver dovuto chiudere la biblioteca del CAI ma bisogna rispettare le regole, senza eccezioni. Spero che abbiate qualcosa di bello da leggere nelle vostre biblioteche di casa. Ma se avete finito i libri o non avete più voglia di leggere mi permetto di darvi un altro suggerimento: ascoltate la radio. Vi segnalo due meritorie trasmissioni di RadioTre.

Ad alta voce è una rubrica di Fahreneit, il contenitore pomeridiano dedicato ai libri che va in onda verso le cinque con la lettura a puntate di un libro. L'archivio di audiolibri è disponibile su internet alla pagina https://www.raiplayradio.it/programmi/adaltavoce/
Potete scegliere tra moltissimi titoli. Nazzareno, fedele ascoltatore di RadioTre ha selezionato un paio di scrittori di montagna:
Chissà dov'ero quel 25 aprile è un racconto di Mario Rigoni Stern lo trovate qui
Un anno sull'altipiano famoso romanzo di Emilio Lussu lo trovate qui
Ma naturalmente potete scegliere dal catalogo degli audiolibri quello che preferite anche se non di montagna

Le Meraviglie va invece in onda sabato e domenica all'ora di pranzo: in ogni puntata uno scrittore racconta una meraviglia del nostro paese, una chiesa, un museo, un ambiente naturale. L'archivio delle puntate è disponibile alla pagina https://www.raiplayradio.it/programmi/lemeraviglie/
Sempre parlando di montagna, Nazzareno ha selezionato:
Campo Imperatore raccontato da Donatella DI Pietrantonio cliccate qui
I boschi dell'altopiano di Asiago (erroneamente inserito nel Piemonte) raccontato da Daniele Zovi cliccate qui
Il bosco di Manziana raccontato da Daniele Aristarco cliccate qui

Dall'archivio di Passioni che va in onda nella fascia serale, Nazzareno ha selezionato:
Tra i Giganti del Bosco del Parco Nazionale della Sila di Patrizia Giancotti cliccate qui

Un grazie di cuore a Nazzareno per questo paziente lavoro di ricerca negli archivi di RadioTre.
Un augurio a tutti di poterci rivedere presto e scambiarci qualche chiacchiera e qualche libro.

domenica 8 marzo 2020

La biblioteca al tempo del virus


Anche il CAI ha dovuto adeguarsi alle misure restrittive necessarie per contrastare il diffondersi del coronavirus, come avrete letto sul sito del CAI nazionale e nella comunicazione della nostra sezione. La sede resta comunque aperta e, d'accordo con il presidente, abbiamo deciso di lasciare inalterato il nostro appuntamento del lunedì sera per l'apertura della biblioteca. Saremo attenti a mantenere la distanza di sicurezza tra noi. Purtroppo, al momento non possiamo ancora programmare una prossima serata.
Nel frattempo, complice il maggior tempo che passeremo in casa, avremo il tempo per leggere un libro. In biblioteca abbiamo sei nuovi volumi; li ho soltanto sfogliati e non vi so dire molto. Resto sempre disponibile a pubblicare una recensione scritta dai lettori che apprezzeranno uno di questi titoli.


  • Assassinio sul Cervino è, come dice il titolo, un giallo ambientato sulla celebre montagna. È scritto da Glyn Carr, autore inglese che confesso di non conoscere. Il protagonista è l’attore shakespeariano Abercrombie Lewker, detective per passione ed esperto alpinista: sul Cervino cerca chi ha ucciso un uomo politico in ascesa. Sul gruppo BiblioCAI ho sentito parlare molto bene di questo libro.
  • Jon Krakauer è autore ben conosciuto: giornalista e esperto alpinista raggiunse la notorietà con "Aria sottile", ormai un classico della letteratura di montagna. Nel volume Estremi che abbiamo appena acquistato raccoglie storie e personaggi protagonisti di avventure appunto estreme, in diversi posti del mondo.
  • Lassù sulle montagne è una raccolta di articoli tratti dal Corriere della Sera che racconta un secolo di alpinismo: dall'epoca dei pionieri alle classiche imprese del periodo tra le due guerre, agli exploit di Bonatti e Messner. Il tutto raccontato da prestigiose firme del grande quotidiano. Ne trovate una recensione sul numero di febbraio di Montagne 360.
  • Il passo del vento è l'ultimo libro di Mauro Corona, scritto insieme a Matteo Righetto. I due autori raccontano ciò che per loro rappresenta la montagna, senza trascurare aspetti naturalistici e spunti di riflessione sull'essere umano.
  • Fosco Maraini è stata una personalità rilevante nella storia del CAI. È stato alpinista ma anche scrittore e fotografo. Ha scritto molto di Oriente dove ha lungamente viaggiato. Il suo racconto "Quando salendo creavi il mondo", ambientato sul Gran Sasso resta uno dei miei preferiti. Il volume Farfalle e ghiacciai, che abbiamo appena acquistato raccoglie scritti divisi in tre parti: Occidente, Oriente e Estremo Oriente.
  • Enrico Camanni è uno dei più bravi scrittori italiani di montagna. Nel suo Alpi ribelli racconta gli avvenimenti, ambientate su queste montagne, che vedono protagonisti quegli spiriti liberi che si sono ribellati e hanno scritto pagine di storia: da Fra Dolcino e i suoi eretici medievali ai partigiani che combatterono i nazifascisti, a Guido Rossa e al suo esempio di impegno civile.
Un ringraziamento a Cinzia e Nazzareno che hanno contribuito all'acquisto di questi libri.

domenica 2 febbraio 2020

L'animale più pericoloso



Luca D'Andrea è uno scrittore ormai affermato, tradotto all'estero in molte lingue. Nato a Bolzano quarant'anni fa, conosce molto bene le montagne dell'Alto Adige, o Sudtirolo se preferite, così come la gente che abita in quella provincia autonoma; ne sa leggere le tensioni non risolte e ci svela ciò che si nasconde dietro i magnifici paesaggi, i prati curatissimi, i balconi traboccanti di gerani rossi.
I lettori della nostra biblioteca hanno già avuto modo di apprezzare i suoi primi due romanzi, "La sostanza del male" e "Lissy". Sono due noir ambientati l'uno nelle spaventose gole che sono l'attrattiva turistica in un paese di montagna, l'altro in una malga isolata della Val Venosta. Entrambi i luoghi celano un mistero doloroso, entrambi i libri generano una suspense che attrae il lettore.
Ora in biblioteca abbiamo il nuovo romanzo di Luca D'Andrea dal titolo L'animale più pericoloso, fresco di stampa per i tipi di Einaudi. Stavolta siamo in alta Pusteria, tra fitti boschi, al cospetto di cime famose. Dora è alle prese con le insicurezze adolescenziali ma ha sviluppato una fortissima coscienza ambientalista, fondata su letture impegnative. Presa da questi entusiasmi giovanili, scappa di casa per salvare la tana di una lince, minacciata da un nuovo impianto sciistico. La novella Greta pusterese, però, è ancora troppo giovane e ingenua: l'amico conosciuto in chat si rivela ben presto diverso da quello che lei si aspettava. Sulle sue tracce, parte Viktor Martini, un capitano della stazione dei carabinieri di San Candido che si trova relegato lassù a scontare un passato poco limpido: è lui, che ha toccato con mano il male più efferato, a cercare una diversa chiave per scoprire il segreto di Dora e ritrovarne le tracce. L'impresa è tutt'altro che semplice perché tutti i protagonisti della vicenda hanno qualcosa da nascondere e si rivelano sempre diversi e sempre più pericolosi; e non si capisce mai chi è l'animale più pericoloso. Bisogna calzare gli scarponi per addentrarsi nei sentieri sconosciuti delle Dolomiti di Sesto e avere il coraggio di scendere degli abissi dell'animo umano.