domenica 18 dicembre 2016

La Guerra Bianca

Il corriere mi ha recapitato l'ultimo pacco di libri della collana Montagna Leggendaria: prima di portarli in sede e catalogarli ho dato uno sguardo. Ci sono diversi libri di Enrico Camanni: è un autore prolifico e evidentemente ben considerato da chi ha selezionato i titoli. ciò conferma la mia impressione della settimana scorsa. Comincio a leggere Cieli di Pietra, una biografia dell'abate Amé Gorret, figura controversa dell'alpinismo e della cultura montanara dell'Ottocento. Ad essere onesto la lettura non mi ha preso. Ho cominciato così Il fuoco e il gelo sempre di Camanni. Questo libro mi è sembrato molto più interessante. Racconta la guerra del 15-18 attraverso le lettere e i diari dei protagonisti, i soldati impegnati su un fronte di quattrocento chilometri tutti in montagna, dal passo dello Stelvio fino a Trieste. Questi racconti autentici mettono in luce tante diverse chiavi di lettura. Il popolo contadino scopre questa frontiera fatta di montagne sconosciute e si ritrova a combattere e morire per delle rocce dove i ricchi andavano a divertirsi. Il confine geografico è preciso, geometrico, corre sulla linea spartiacque delle montagne; i confini culturali, linguistici, affettivi sono invece molto più sfumati e legano gli abitanti di valli limitrofe molto più di quanto i confini geografici non li dividano. Allora le guide alpine che guidano le truppe degli opposti eserciti in ricognizione sulle creste si conoscono bene e rifiutano di combattersi a vicenda: i soldati solidarizzano tra loro mentre gli ufficiali li obbligano ad uccidersi. Una delle tante assurdità della guerra. Ce ne sono altre: gli sforzi immani per conquistare una cima che poi costerà ancora di più mantenere. La guerra sul fronte più alto, nella zona del Cevedale, costringe i soldati a presidiare giorno e notte, estate e inverno, cime ben oltre i tremila metri. Sono cime che gli alpinisti raggiungono per il tempo della conquista e che subito abbandonano; gli alpini invece devono abitarle a costo di sacrifici durissimi. La Guerra Bianca si prende centottantamila giovani vite mentre il fronte non si sposta praticamente di nulla.

domenica 11 dicembre 2016

Montagna leggendaria

Biblioteca della Montagna e Montagna leggendaria sono due collane di classici dell'alpinismo scelti e pubblicati da Rizzoli-Corriere della Sera. Sono circa ottanta libri scritti da alpinisti e scrittori di montagna che raccontano avventure e salite di ogni tempo. La nostra biblioteca li ha acquistati e sono ora disponibili al prestito.
I titoli sono disponibili ai rispettivi link di Biblioteca della montagna e Montagna leggendaria; da queste pagine fate clic su Mostra Elenco.
Chiarisco subito che non sono un appassionato del genere; cioè il semplice fatto che il libro tratti di montagna non significa che mi piaccia. Alcuni li trovo noiosi soprattutto quando indugiano in descrizioni dettagliate di difficoltà insormontabili e condizioni meteorologiche infami. Di certo piacciono a chi rimane affascinato dall'enormità dell'impresa e vuole conoscerne i particolari. Ciò è comunque interessante però io devo selezionare quello che leggo perché il tempo a disposizione è poco. Se volete saperne di più su questi libri potete chiedere ad Arturo che li sta leggendo tutti o quasi.
Devo dire, però, che ce ne sono di piacevoli e alcuni mi hanno veramente catturato. Nella prima collana, mi è sembrato molto commovente L'ultimo abbraccio della montagna dove Silke Unterkircher rilegge il diario di Karl, scomparso sul Nanga Parbat, ma soprattutto racconta la loro storia d'amore e le ansie di una moglie e madre che resta a casa. Il libro mi piacque molto e ne parlammo anche in una serata. Mi ha appassionato anche Mezzo secolo di alpinismo, autobiografia di Tita Piaz, il diavolo delle Dolomiti: non indugia mai nei dettagli tecnici delle sue salite, passa dove nessuno è mai riuscito e questo basta; racconta, in compenso, la storia della comunità della val di Fassa, il fascismo e la guerra, la sua etica del soccorso alpino. E spesso risulta anche spiritoso.
Nella seconda collana, Montagna leggendaria, ho trovato assolutamente coinvolgente Freney 1961 di Marco Albino Ferrari. Anche se come va a finire già si sa, se non altro per aver letto il resoconto di Bonatti, dalla prima pagina il ritmo del thriller ti cattura e ti porta a seguire la vicenda drammatica non solo dal punto di vista dei protagonisti ma anche dei familiari, della comunità alpinistica di Courmayeur, dei soccorritori, dei benpensanti.
L'altro ieri il corriere mi ha consegnato a casa una decina di titoli comprati via internet. Prima di portarli in biblioteca ho curiosato un po'. Ho cominciato Mal di montagna attratto dal nome dell'autore, Enrico Camanni: sono quindici ritratti di alpinisti, semplici amici di scalate oppure grandi nomi che lui ha incontrato per il suo lavoro di giornalista e scrittore di montagna. Di ognuno ne coglie gli aspetti umani prima ancora che alpinistici. Il libro è breve, scritto bene e l'ho finito in un attimo. Così ho cominciato I conquistatori del Gran Sasso di Marco Dell'Omo: finalmente dopo tante Alpi e Himalaya si parla delle montagne di casa nostra. E' abbastanza voluminoso e ho spizzicato solo alcuni capitoli, trovandolo scorrevole e piacevole. La prima invernale dei cugini Sella, in risposta alla prima salita dei soliti inglesi, non è retorica ma piuttosto spiritosa; la drammatica fine di Cambi e Cichetti è appassionante e commovente; l'ultimo capitolo è un affettuoso ritratto di Lino D'Angelo.
Gli altri libri che sono appena arrivati per ora non li ho neanche aperti: forse lo farò, forse aspetterò il parere di Arturo.

domenica 4 dicembre 2016

Versante Est

Do il benvenuto a Versante Est, una nuova collana di racconti di viaggio delle edizioni Delos. I titoli sono disponibili solo in formato e-book e questo farà storcere un po' il naso a qualcuno, me compreso. Questa scelta è però funzionale alla linea della casa editrice. Sono racconti o romanzi brevi, dal costo molto contenuto, che vogliono dar voce ad autori nuovi che abbiano delle esperienze di viaggio particolari da condividere con i loro lettori.
Tra questi autori ci sono anche io: infatti è uscito un e-book a mio nome che racconta di tre viaggi in bicicletta.
Da alcuni anni ho creato un sito dove parlo dei miei viaggi in bicicletta: c'è un resoconto, una cartina, le foto e le informazioni pratiche utili a chi volesse ripetere il percorso. Se siete curiosi potete trovarlo cliccando qui. Su questo sito mi ha "trovato" una giornalista milanese che voleva ripercorrere uno dei miei itinerari: è stata lei a mettermi in contatto con Francesco Aloe, ideatore e direttore della collana editoriale Versante Est, in cerca di autori di racconti di viaggio. Francesco ha letto e apprezzato i miei racconti; li ha rivisti, dandomi qualche consiglio per migliorare la scrittura. Mi ha fatto piacere potermi confrontare con un vero editor in grado di guidarmi nel compito di rendere più piacevoli e scorrevoli i miei racconti. Ho seguito le altre fasi di produzione: dalla scelta della copertina all'impaginazione, alla promozione. Mi sono accostato anche al mondo dell'editoria digitale che non avevo mai frequentato: può darsi che sia destinata a soppiantare l'editoria tradizionale ed è meglio saperne subito qualcosa. Per ora mi godo la soddisfazione di poter condividere i miei racconti con gli amici e, speriamo, anche con chi non mi conosce.
Trovate il mio e-book su Delos Store
http://www.delosstore.it/ebook/50371/germania-e-svizzera-in-bici-tre-racconti/
ma anche sui vari siti che vendono libri digitali
Se, come me, non avete dimestichezza con gli e-book, trovate utili informazioni qui


domenica 27 novembre 2016

Quando Hans Castorp imparò a sciare

Agli inizi del '900, un giovane rampollo di una buona famiglia della borghesia tedesca parte da Amburgo e fa un lungo viaggio per arrivare sulle Alpi Svizzere: va a trovare il cugino malato che è ricoverato in un sanatorio, in un villaggio di alta montagna. Il soggiorno dovrebbe durare tre settimane; invece Hans Castorp, questo il nome del protagonista, rimarrà lì per sette anni. Su al Berghof, il nostro Castorp vivrà l'oblio dal mondo ma verrà a contatto con persone, idee, sentimenti che non aveva mai incontrato nella sua vita in pianura, restando "incantato" dalla montagna.
Questa storia è abbastanza nota. è infatti quella narrata da Thomas Mann ne La Montagna Incantata.
Leggendo la biografia di Annemarie Schwarzenbach e il suo romanzo Fuga verso l'alto, di cui ho detto nei post precedenti, mi è sembrato necessario far riferimento a questo grande classico della letteratura del Novecento. Sono molte le analogie tra i due romanzi: sono stati scritti a meno di dieci anni di distanza, si svolgono in località di montagna vicine, entrambe frequentate da personaggi di una classe sociale elevata e che subiscono, o forse più probabilmente cercano, il distacco dalla loro vita precedente. Per tutti il soggiorno in montagna sarà un'esperienza decisiva.
Di tutto ciò parleremo nella serata biblioteca di venerdì prossimo, 2 dicembre. A guidarci tra i temi e i personaggi de La Montagna Incantata, ci sarà Anna Amalia Guadagnoli, del circolo di lettura della Biblioteca Comunale e appassionata lettrice dell'opera di Thomas Mann. Sarà lei a ripercorrere le avventure interiori di Hans Castorp nel suo soggiorno sulle Alpi.
Io, che ho sempre un po' l'occhio del montanaro, vi anticipo un solo capitolo, quello in cui il nostro protagonista impara a sciare. Ciò accade oltre cento anni fa, quando lo sci aveva tutto un altro significato rispetto a oggi, somigliando molto più ad un'escursione con gli sci ai piedi. Castorp è un cittadino che si ritrova al cospetto di una montagna ammaliante nella sua veste invernale ma sconosciuta e minacciosa. Nelle sue peregrinazioni in sci ne avvertirà distintamente tutto il fascino ma anche il pericolo; in un attimo la montagna potrebbe diventare un animale feroce che potrebbe ghermirlo con una zampata. Allora Castorp capirà che la bellezza della montagna può percepirla soltanto standoci dentro e non è quella che può vedere dalla terrazza dell'albergo.

sabato 19 novembre 2016

La ragazza sulla montagna incantata

Una distesa infinita di neve, montagne mute e maestose. Una risalita faticosa, una discesa folle col vento in faccia. Tornare ancora su, domani, e scendere di nuovo. Ancora su, nel vano tentativo di dimenticare, di trovare un equilibrio interiore. Da lontano, dalla pianura, arrivano echi violenti di mondo che va rivoltandosi sottosopra. Allora bisogna salire ancora in un’eterna Fuga verso l’alto. È questo il titolo del romanzo di Annemarie Schwarzenbach che racconta la montagna come ricerca del distacco, come oblio. Chi non ha mai sentito parlare di questa autrice non ha che da leggere il post che trova qui sotto.
I drammatici eventi che accadono nei primi mesi del 1933 segneranno in maniera indelebile la storia d’Europa. In gennaio, Hitler sale al potere, in febbraio l’incendio del Parlamento tedesco servirà ad accusare i comunisti di questo atto e rafforzare il regime. Annemarie Schwarzenbach lascia definitivamente Berlino. Durante questi mesi scrive Fuga verso l’alto. La stesura del romanzo, per una tetra coincidenza, termina il 10 maggio, lo stesso giorno in cui, a Berlino, i nazisti bruciano in piazza i libri che si oppongono all’ideologia ormai dominante.
Nel romanzo gli echi di tali violenze arrivano attutiti; sono invece lo sradicamento familiare dei protagonisti e il loro spaesamento ad attraversare tutta la narrazione. Allora non resta che tornare ossessivamente a sciare nel vano tentativo di dimenticare e cercare una nuova dimensione di sé. Il tempo sembra diluirsi fino a diventare rarefatto, qui in alta montagna dove l’inverno sembra non finire mai. L’attesa diviene opprimente e richiama le atmosfere de La Montagna Incantata di Thomas Mann. Qui il discorso si allarga pericolosamente e bisognerà parlarne un’altra volta.

Per ora vi do appuntamento a venerdì 2 dicembre, nella sede del CAI, per parlare di entrambi i romanzi.


sabato 12 novembre 2016

Lei così amata

Ho trovato l’anima gemella, la donna della mia vita. Mia moglie non si è preoccupata neanche un po’. Annemarie Schwarzenbach è morta, ancora giovane, nell’estate del 1942. L’ho conosciuta soltanto attraverso i suoi libri e le sue fotografie e tramite ciò che è stato scritto su di lei.
Annemarie era un tipo mascolino e seducente al tempo stesso, verso persone di entrambi i sessi. Ancora oggi emana un grande fascino attraverso le tracce visive e letterarie che ha lasciato. Io me ne sono lasciato conquistare. La ragazza nasce nel 1908 da una ricchissima famiglia di Zurigo, il padre è un industriale della seta. Ha grandi possibilità e qualità: viaggia per quattro continenti e scrive reportage da paesi remoti, è scrittrice, ottima fotografa, archeologa dilettante, eccellente pianista al punto che potrebbe intraprendere, se volesse, la carriera di concertista. Una donna colta, con svariati interessi e un consistente patrimonio familiare: si potrebbe pensare che abbia tutto per una vita di soddisfazioni. Riesce invece in un’impresa che sembra impossibile: rovinarsela. È questo il capolavoro della sua esistenza. Perennemente in conflitto con la famiglia che vorrebbe imporle un rigido stile degno della loro posizione sociale, tormentata da sensi di colpa e impulsi di autodistruzione, trova sfogo in viaggi avventurosi alla ricerca di un senso da dare alla sua vita. Coltiva un’amicizia fatta di attrazione e conflitti con Erika e Klaus Mann, figli del celebre Thomas, l’autore de La montagna incantata. C’è anche un’attrazione erotica con entrambi (sì perché la ragazza non si fa mancare nulla) che però non sfocia in nulla perché Erika le sfugge e Klaus perde l’attimo in cui potrebbe sposarla.
Non posso negare che le sue qualità di viaggiatrice alternativa, fotografa, reporter e scrittrice mi abbiano affascinato, ma anche i contrasti familiari mi intrigano, soprattutto quando Annemarie prende una netta posizione contro l’avvento del nazismo a cui i suoi genitori sono invece favorevoli. Mi piacerebbe sempre imitarla, seppure da lontano, per questi aspetti che ho detto. Certo non potrei emularla come pianista, cosa a cui non mi sono mai dedicato e non potrei mai seguirla nelle sue cadute verso l’uso di morfina e nel tentativo di suicidarsi.
Per ora sto leggendo la sua biografia dal titolo Lei così amata, scritta da Melania Mazzucco in forma romanzata seppur basata su fatti reali. La quarta di copertina recita: Il fascino di una vita talmente imperdonabile, misteriosa, fragile e dannata da diventare romanzo. Questa lettura mi è stata “prescritta” da Angelo per preparare al meglio la prossima serata dove parleremo dell’unico vero romanzo di Annemarie Schwarzenbach, Fuga verso l’alto, che richiama non a caso le atmosfere de La montagna incantata di Thomas Mann. Ne parleremo le prossime settimane.
Annemarie Schwarzenbach muore il 6 settembre 1942, in Engadina, non lontano dalla tenuta di famiglia, per una caduta dalla bicicletta. Anche in questo ho provato ad imitarla ma ho fallito anche qui: portavo il casco e non sono andato oltre una giornata al pronto soccorso con un codice giallo. 


domenica 6 novembre 2016

Sono pietre o sono nuvole?

La serata di venerdì scorso è andata bene e fa sempre piacere condividere questi momenti con i soci e amici che partecipano. È stato molto piacevole entrare in contatto con ragazzi e docenti dell’Accademia di Belle Arti e conoscere i progetti di questa importante istituzione cittadina; allo stesso modo, è importante far partecipi delle attività del CAI giovani al di fuori della nostra cerchia. Una reciproca conoscenza che continuerà con l’impegno ad organizzare una visita dell’Accademia, appositamente per i soci CAI.
Tornando a parlare di libri e di montagne, vorrei soffermarmi sull'ultimo argomento della serata, appena sfiorato: gli scritti di montagna di Dino Buzzati. Avevo già letto e apprezzato tante cose dello scrittore – ma anche giornalista, pittore e alpinista - bellunese, quando comprai Le montagne di vetro, edito da Vivalda. Questa raccolta di articoli e racconti di Buzzati, curata da Enrico Camanni, è un libro che mi è rimasto nel cuore e che conservo gelosamente. È sconfinato l’amore di Buzzati per le sue Dolomiti, descritte con un tono fiabesco. La loro bellezza è abbagliante e sfuggente al tempo stesso: - Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno? -. Buzzati è affascinato, allo stesso modo, dai grandi dell’alpinismo classico, da Preuss a Piaz, da Tissi a Comici, che proprio sulle Dolomiti portano l’arrampicata ai massimi livelli dell’epoca. Allo stesso tempo, Buzzati sembra dispiacersi quando quella guglia o quella parete che sembrava impossibile fu finalmente salita. Una vittoria dell’uomo che però scalfiva l’aurea fiabesca della montagna. Nel libro si trovano anche gli scritti di Buzzati che già nel primo dopoguerra, in anticipo rispetto ad una coscienza ambientalista ancora da venire, si oppone alla costruzione di strade e funivie: il nostro è un romantico che ama il mistero che la montagna ispira e non vuole svenderlo al profitto e a un falso progresso.
Il  libro è ormai fuori catalogo e non me la sono sentita di donare la mia copia, neppure alla nostra biblioteca. Nei nostri scaffali abbiamo però a disposizione I fuorilegge della montagna, edito da Mondadori: un’antologia degli scritti di montagna di Buzzati curata da Lorenzo Vigano. Qui si possono ritrovare i ritratti dei grandi alpinisti e l’incanto delle cime ma ci sono anche tante altre cose come, a esempio, gli articoli dedicati alla spedizione italiana al K2, pubblicati sul Corriere della Sera. Insomma c’è più quantità, a scapito un po’ della qualità. . Continuo a conservare gelosamente la mia copia de Le montagna di vetro e, ogni tanto, a rileggerne qualche pagina


sabato 29 ottobre 2016

Il respiro delle montagne

La prossima serata biblioteca è fissata per venerdì prossimo 4 novembre. Ho raccolto un suggerimento di Tonino che mi ha proposto di invitare gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti della nostra città. È importante per il CAI avere un contatto con i giovani ed è importante per i nostri soci conoscere un progetto di riqualificazione urbana proposto proprio da questi studenti. La presentazione non prende più di mezzora per cui resta il tempo per parlare di un libro: nella scelta di questo titolo non ho avuto esitazioni.
La copertina l’avevo adocchiata in una libreria, questa estate, in attesa di un treno. Paolo Paci, l’autore, è alpinista e scrittore che si occupa di viaggi e di montagna. Quindi ho comprato e letto Il respiro delle montagne. L’idea che ispira il libro è quella di salire dieci cime italiane sulle orme di personaggi del passato che hanno fatto la storia del nostro Paese. Le montagne sono molto lontane tra loro, sia geograficamente che come difficoltà che richiedono per raggiungerne la cima. Allo stesso modo, i personaggi sono tra i più vari: guide alpine e religiosi, re, militari e briganti, studiosi e partigiani. Si comincia dalla spiritualità ispirata dal monte Subasio e da San Francesco e si arriva all’uccisione di Guido Rossa per mano delle Brigate Rosse. I percorsi di salita si intrecciano con le storie di questi illustri salitori ma anche con i problemi della montagna di oggi, da quelli ambientali a quelli economici, alla ricerca di una chiave di lettura del futuro che le attende.
Tutti i racconti sono affascinanti e rivelano tante piccole curiosità, alcune ben note ma molte sconosciute perlomeno a me. Non posso negare che mi abbiano coinvolto maggiormente le due cime che ho salito. Il capitolo sul Gran Sasso rivela perché la prima salita sia stata ad opera di un “forestiero” e non di un abruzzese. Il capitano De Marchi è uomo del Rinascimento e incarna un anelito di conoscenza e di avventura: sale il Corno Grande quando è ormai anziano per il puro desiderio di arrivare lassù, in un ambiente sconosciuto e pericoloso, due o tre secoli prima che gli inglesi “inventino” l’alpinismo appunto sulle Alpi. Sepp Innerkofler, invece, si arruola volontario nel 1915 per difendere l’Impero ma anche il suo business. È una famosa guida alpina che accompagna i suoi facoltosi clienti viennesi sulle cime di Lavaredo, lungo itinerari al limite delle difficoltà dell’epoca; ma soprattutto ha a cuore la sua terra, il suo paese, la sua Heimat, e la difende dalla minacciata invasione delle truppe italiane. Non riuscirà nel suo intento e sacrificherà la sua vita nel tentativo di riconquistare il monte Paterno. Resta il suo diario che è un’affascinante sceneggiatura nel segno di un avventura estrema e di sprezzo del pericolo.
Il libro è un saggio che si legge scorrevolmente, attraverso dieci racconti che si possono leggere anche “a spizzico”. I dieci capitoli però fanno parte di una storia unica che è la storia del nostro paese, vista dall'alto delle sue montagne; una storia costituita di episodi dissonanti, che raccontano un’identità imperfetta, un senso civico ancora da costruire. Il libro si chiude con le parole che Massimo Mila, figura di spicco della cultura italiana del Novecento prima ancora che accademico del CAI, dedica alla memoria di Guido Rossa, anche lui accademico e grande alpinista. È una lezione di convivenza civile che dopo quasi quarant’anni ci dà un’idea del cammino ancora da compiere. Anche per questo vale la pena leggere il libro fino in fondo




sabato 22 ottobre 2016

Salviamo l'Orso

Torna l’autunno e tornano le nostre serate in Biblioteca. Venerdì scorso 7 ottobre abbiamo ospitato Nanni, al secolo Gaetano De Persiis, che ci ha presentato il progetto di un libro fotografico sull'orso marsicano. Bisogna subito dire che il livello dell’opera ci è apparso davvero eccellente, soprattutto per il materiale fotografico davvero molto interessante e per il contributo scientifico di Paolo Ciucci, docente di zoologia dell’Università La Sapienza. Quello che traspare principalmente dalle parole di Nanni è, però, soprattutto la grande passione per la tutela dei nostri monti Ernici e dell’orso marsicano. Nanni incarna quell'Italia sana che, preso atto dell’assoluto disinteresse dell’amministrazione pubblica per la difesa dei beni comuni, si indigna, si lamenta ma poi si rimbocca le maniche e fa quel che può, con i mezzi che ha a disposizione. E stavolta ha fatto davvero tanto e bene, con uno spirito di volontariato e di gratuità che dovrebbe essere un esempio per tutte le associazioni.
Il libro è ora in prevendita a 30 euro (il prezzo di copertina sarà di 35 euro). Il ricavato della vendita, al netto delle spese, sarà devoluto alla ONLUS Salviamo l’Orso che si impegna con opere concrete sul territorio per la salvaguardia di questo animale simbolo delle nostre montagne. Per saperne di più andate a questa pagina.
Il solo rammarico della serata è stata la partecipazione dei soci CAI, non numerosa come in altre occasioni. Spero che ciò sia dovuto solo al fatto che non si è ancora ripresa l’abitudine alle nostre serate in biblioteca piuttosto che al disinteresse verso questo argomento. I soci presenti sono comunque rimasti affascinati dalle immagini degli orsi, tutte riprese in ambiente naturale, e dalla storia che il libro promette di raccontarci.

Parole in CAI

Dopo qualche anno di lavoro per la biblioteca del CAI Frosinone e tante serate passate a parlare di libri e di altro, mi è venuta la voglia di aprire questo blog. Mi sto ancora chiedendo perché. Non amo i social e, fuori del lavoro, detesto stare davanti ad un video. Però sono orgoglioso del gruppo di soci che ha dato vita alle nostre serate, Soci che hanno contribuito in maniera determinante a questi nostri incontri periodici: con le loro proposte, con le loro letture o semplicemente con la loro presenza, ma anche con i piatti, i dolci e le bottiglie che accompagnano la fine delle nostre serate.
Ogni volta mi rimane una sensazione di incompletezza: le cose non dette per dimenticanza o timidezza, gli amici che per qualche motivo non c'erano, i libri che non trovano spazio nelle presentazioni, qualcosa che non reputo importante e che invece potrebbe interessare.
Il blog vuole colmare questa lacuna. mi riprometto di tornare con qualche commento sulle serate passate, anticipare quelle che sto preparando e le proposte che mi arrivano, raccontarvi dei libri che sto leggendo e che non troveranno posto in biblioteca, tenervi aggiornati sui nuovi arrivi, rileggere qualche classico di cui non si è parlato o se ne è parlato troppo poco.
Mi riprometto di pubblicare un post a settimana e già mi sembra un compito troppo impegnativo; spero di farcela ma se qualche volta salterò l'appuntamento non sarà un problema irrimediabile.
Vi siete chiesti il perché del titolo che ho dato al blog? è l'anagramma del mio nome, trovato da Nazzareno. L'enigmistica è un gioco di parole, un po' come scrivere e leggere.