domenica 2 febbraio 2020

L'animale più pericoloso



Luca D'Andrea è uno scrittore ormai affermato, tradotto all'estero in molte lingue. Nato a Bolzano quarant'anni fa, conosce molto bene le montagne dell'Alto Adige, o Sudtirolo se preferite, così come la gente che abita in quella provincia autonoma; ne sa leggere le tensioni non risolte e ci svela ciò che si nasconde dietro i magnifici paesaggi, i prati curatissimi, i balconi traboccanti di gerani rossi.
I lettori della nostra biblioteca hanno già avuto modo di apprezzare i suoi primi due romanzi, "La sostanza del male" e "Lissy". Sono due noir ambientati l'uno nelle spaventose gole che sono l'attrattiva turistica in un paese di montagna, l'altro in una malga isolata della Val Venosta. Entrambi i luoghi celano un mistero doloroso, entrambi i libri generano una suspense che attrae il lettore.
Ora in biblioteca abbiamo il nuovo romanzo di Luca D'Andrea dal titolo L'animale più pericoloso, fresco di stampa per i tipi di Einaudi. Stavolta siamo in alta Pusteria, tra fitti boschi, al cospetto di cime famose. Dora è alle prese con le insicurezze adolescenziali ma ha sviluppato una fortissima coscienza ambientalista, fondata su letture impegnative. Presa da questi entusiasmi giovanili, scappa di casa per salvare la tana di una lince, minacciata da un nuovo impianto sciistico. La novella Greta pusterese, però, è ancora troppo giovane e ingenua: l'amico conosciuto in chat si rivela ben presto diverso da quello che lei si aspettava. Sulle sue tracce, parte Viktor Martini, un capitano della stazione dei carabinieri di San Candido che si trova relegato lassù a scontare un passato poco limpido: è lui, che ha toccato con mano il male più efferato, a cercare una diversa chiave per scoprire il segreto di Dora e ritrovarne le tracce. L'impresa è tutt'altro che semplice perché tutti i protagonisti della vicenda hanno qualcosa da nascondere e si rivelano sempre diversi e sempre più pericolosi; e non si capisce mai chi è l'animale più pericoloso. Bisogna calzare gli scarponi per addentrarsi nei sentieri sconosciuti delle Dolomiti di Sesto e avere il coraggio di scendere degli abissi dell'animo umano.