“Per qualche
decennio, ci avevano fatto credere che le classi sociali fossero parte ormai di
un armamentario del passato remoto, attrezzi da vecchi comunisti in disarmo, al
più citazioni da salotto per radical chic. Poi – complici il collasso di Lehman
Brothers, il Covid, la crisi climatica e la guerra in Europa – ci siamo accorti
che le diseguaglianze non sono mai scomparse, tantomeno nel mondo occidentale.
Anzi, vediamo tutti i giorni come sono aumentate, nonostante lo sforzo immane
che è stato compiuto per nasconderle sotto il tappeto delle differenze.”
Così scrive
il sociologo Andrea Membretti nell’introduzione del suo Diventare montanari,
edito da People nel 2025. Sale allora in montagna, immaginandosi in compagnia
di Karl Marx, per indagare chi siano i nuovi abitanti delle terre alte
nell’ottica della loro classe di appartenenza.
Le Alpi,
come gli Appennini, hanno vissuto, nei decenni passati, un abbandono, una
discesa a valle di gran parte dei loro abitanti, attirati da condizioni di vita
più comoda e maggiore sicurezza economica. Ora però si sta assistendo a un
fenomeno inverso, una “migrazione verticale” con l’obiettivo di sfuggire al
cambiamento climatico e a città sempre più invivibili.
L’autore,
quindi, sale in quota per svolgere una ricerca su chi siano i nuovi abitanti
della montagna, individuando tre diverse classi sociali: una upper class di
super ricchi che si rifugiano in un paradiso artificiale; una middle class di
lavoratori e giovani che approfittano dello smart working; una under class
fatta di migranti internazionali giunti in montagna per necessità. Insomma, le
disuguaglianze sociali si ripetono in montagna così come in città.
Ne viene
fuori un breve saggio molto scorrevole: alle argomentazioni del sociologo si
alternano le storie di tre rappresentanti di ogni classe sociale che rendono
interessante e piacevole la lettura.
A Crans
Montana vivono i ricchi che desiderano una segregazione dorata, senza tagliare
i ponti con la città dove corre il loro business; l’ambiente però è tutt’altro
che naturale e sostenibile.
Sulla
montagna torinese l’autore incontra neo pensionati o giovani che svolgono
mestieri più svariati, legati al territorio o lavori da remoto; tutti con
l’obiettivo di sfuggire alla vita di città che sembra non offrirgli buone
prospettive.
Infine a
Pettinengo, paese sopra la piana di Biella, ci sono i “montanari per forza”
cioè gli immigrati che hanno trovato lì mestieri umili e faticosi ma che gli
permettono di ritrovare un futuro: molti se ne vanno, quando ne hanno la
possibilità, alcuni restano. Sono loro, almeno così mi sembra, quelli che
somigliano di più ai montanari di una volta, scesi a valle negli anni del boom
economico.
Un tema
comune a tutte le storie è la fuga in alto in cerca di una vita migliore, per
sfuggire il riscaldamento globale e cercare condizioni di vita più
soddisfacenti; però i modi di vivere la montagna sono sempre molto differenti
tra loro. A ciascuno la sua montagna in funzione della propria classe sociale.
L’immagine,
tratta dal sito de “L’altra montagna”, è stata generata con l’intelligenza
artificiale
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