domenica 15 marzo 2026

In montagna con Karl Marx

 “Per qualche decennio, ci avevano fatto credere che le classi sociali fossero parte ormai di un armamentario del passato remoto, attrezzi da vecchi comunisti in disarmo, al più citazioni da salotto per radical chic. Poi – complici il collasso di Lehman Brothers, il Covid, la crisi climatica e la guerra in Europa – ci siamo accorti che le diseguaglianze non sono mai scomparse, tantomeno nel mondo occidentale. Anzi, vediamo tutti i giorni come sono aumentate, nonostante lo sforzo immane che è stato compiuto per nasconderle sotto il tappeto delle differenze.” 
Così scrive il sociologo Andrea Membretti nell’introduzione del suo Diventare montanari, edito da People nel 2025. Sale allora in montagna, immaginandosi in compagnia di Karl Marx, per indagare chi siano i nuovi abitanti delle terre alte nell’ottica della loro classe di appartenenza. 
Le Alpi, come gli Appennini, hanno vissuto, nei decenni passati, un abbandono, una discesa a valle di gran parte dei loro abitanti, attirati da condizioni di vita più comoda e maggiore sicurezza economica. Ora però si sta assistendo a un fenomeno inverso, una “migrazione verticale” con l’obiettivo di sfuggire al cambiamento climatico e a città sempre più invivibili. 
L’autore, quindi, sale in quota per svolgere una ricerca su chi siano i nuovi abitanti della montagna, individuando tre diverse classi sociali: una upper class di super ricchi che si rifugiano in un paradiso artificiale; una middle class di lavoratori e giovani che approfittano dello smart working; una under class fatta di migranti internazionali giunti in montagna per necessità. Insomma, le disuguaglianze sociali si ripetono in montagna così come in città. 
Ne viene fuori un breve saggio molto scorrevole: alle argomentazioni del sociologo si alternano le storie di tre rappresentanti di ogni classe sociale che rendono interessante e piacevole la lettura.
A Crans Montana vivono i ricchi che desiderano una segregazione dorata, senza tagliare i ponti con la città dove corre il loro business; l’ambiente però è tutt’altro che naturale e sostenibile.
Sulla montagna torinese l’autore incontra neo pensionati o giovani che svolgono mestieri più svariati, legati al territorio o lavori da remoto; tutti con l’obiettivo di sfuggire alla vita di città che sembra non offrirgli buone prospettive.
Infine a Pettinengo, paese sopra la piana di Biella, ci sono i “montanari per forza” cioè gli immigrati che hanno trovato lì mestieri umili e faticosi ma che gli permettono di ritrovare un futuro: molti se ne vanno, quando ne hanno la possibilità, alcuni restano. Sono loro, almeno così mi sembra, quelli che somigliano di più ai montanari di una volta, scesi a valle negli anni del boom economico.
Un tema comune a tutte le storie è la fuga in alto in cerca di una vita migliore, per sfuggire il riscaldamento globale e cercare condizioni di vita più soddisfacenti; però i modi di vivere la montagna sono sempre molto differenti tra loro. A ciascuno la sua montagna in funzione della propria classe sociale. 

L’immagine, tratta dal sito de “L’altra montagna”, è stata generata con l’intelligenza artificiale

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