lunedì 2 febbraio 2026

In montagna con il giovane Primo Levi

Sul finire degli anni Trenta del secolo scorso, tre studenti di chimica dell’Università di Torino si legano in un’amicizia solida e duratura. Si ritrovano insieme a frequentare le montagne, animati da una passione travolgente: questo è anche un modo per reagire al buio del loro tempo.
Fuori dalle mura dell’Istituto Chimico era notte, la notte dell’Europa: Chamberlain era ritornato giocato da Monaco, Hitler era entrato a Praga senza sparare un colpo, Franco aveva piegato Barcellona e sedeva a Madrid. L’Italia fascista, pirata minore, aveva occupato l’Albania, e la premonizione della catastrofe imminente si condensava come una rugiada viscida per le case e nelle strade, nei discorsi cauti e nelle coscienze assopite.” 
Così Primo Levi, il più noto dei tre, ricorda quei tempi ne “Il sistema periodico”.
Gli altri due sono Alberto Salmoni, ebreo anch’egli come Levi, e Sandro Delmastro, di famiglia antifascista. La pratica alpinistica diventa per i tre amici una scuola di vita, un legame indissolubile, un raggio di luce tra le ombre dense che si stanno addensando sul loro orizzonte.
 
Pietro Lacasella, antropologo, scrittore e collaboratore de “Il Dolomiti”, ripercorre le strade, i sentieri, le vie d’arrampicata dei tre amici e ricostruisce, con l’ausilio dei loro scritti e di documenti d’epoca, non solo i loro itinerari ma i loro sentimenti e le sensazioni che hanno provato.
Liberi di sbagliare”, volume fresco di stampa per le edizioni People, rievoca le avventure del giovane Primo Levi e dei suoi amici in dieci episodi. Le descrizioni delle escursioni di Lacasella si alternano con la ricostruzione delle avventure dei tre amici torinesi, attraverso tutto il materiale documentale di cui l’autore dispone per provare a rivivere quelle giornate così dense di significati. La narrazione si sussegue attraverso la nascita della loro amicizia e le loro ascensioni in montagna, fino all’esperienza attiva nella Resistenza.
Nel racconto delle vicende di Levi e compagni si percepisce la passione che li spinge verso le montagne ma anche il clima pesante che caratterizzava quegli anni; ho colto, invece, nel racconto delle escursioni dell’autore, e non so se sia stato un suo preciso intendimento, una preoccupazione per i cambiamenti climatici che stanno trasformando rapidamente le nostre montagne.
Un’ultima annotazione. La lettura scorre rapida e leggera: certo non mancano pagine angosciose ma si sorride quando si leggono un paio di aneddoti in cui i nostri tre amici riescono a eludere e gabbare le forze dell’ordine al servizio del regime fascista.