Sul finire
degli anni Trenta del secolo scorso, tre studenti di chimica dell’Università di
Torino si legano in un’amicizia solida e duratura. Si ritrovano insieme a
frequentare le montagne, animati da una passione travolgente: questo è anche un
modo per reagire al buio del loro tempo.
“Fuori dalle
mura dell’Istituto Chimico era notte, la notte dell’Europa: Chamberlain era
ritornato giocato da Monaco, Hitler era entrato a Praga senza sparare un colpo,
Franco aveva piegato Barcellona e sedeva a Madrid. L’Italia fascista, pirata
minore, aveva occupato l’Albania, e la premonizione della catastrofe imminente si
condensava come una rugiada viscida per le case e nelle strade, nei discorsi
cauti e nelle coscienze assopite.”
Così Primo Levi, il più noto dei tre,
ricorda quei tempi ne “Il sistema periodico”.
Gli altri
due sono Alberto Salmoni, ebreo anch’egli come Levi, e Sandro Delmastro, di
famiglia antifascista. La pratica alpinistica diventa per i tre amici una
scuola di vita, un legame indissolubile, un raggio di luce tra le ombre dense
che si stanno addensando sul loro orizzonte.
Pietro
Lacasella, antropologo, scrittore e collaboratore de “Il Dolomiti”, ripercorre
le strade, i sentieri, le vie d’arrampicata dei tre amici e ricostruisce, con
l’ausilio dei loro scritti e di documenti d’epoca, non solo i loro itinerari ma
i loro sentimenti e le sensazioni che hanno provato.
“Liberi di
sbagliare”, volume fresco di stampa per le edizioni People, rievoca le
avventure del giovane Primo Levi e dei suoi amici in dieci episodi. Le
descrizioni delle escursioni di Lacasella si alternano con la ricostruzione delle
avventure dei tre amici torinesi, attraverso tutto il materiale documentale di
cui l’autore dispone per provare a rivivere quelle giornate così dense di
significati. La narrazione si sussegue attraverso la nascita della loro
amicizia e le loro ascensioni in montagna, fino all’esperienza attiva nella
Resistenza.
Nel racconto
delle vicende di Levi e compagni si percepisce la passione che li spinge verso
le montagne ma anche il clima pesante che caratterizzava quegli anni; ho colto,
invece, nel racconto delle escursioni dell’autore, e non so se sia stato un suo
preciso intendimento, una preoccupazione per i cambiamenti climatici che stanno
trasformando rapidamente le nostre montagne.
Un’ultima
annotazione. La lettura scorre rapida e leggera: certo non mancano pagine
angosciose ma si sorride quando si leggono un paio di aneddoti in cui i nostri
tre amici riescono a eludere e gabbare le forze dell’ordine al servizio del
regime fascista.
